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VIVERE O MORIRE? VIVERE, VIVERE, VIVERE.

Sono trascorse esattamente due settimane dal miracoloso intervento di recupero di Roberto Zanda da parte del soccorso forestale canadese. Zanda, 60enne di Cagliari appassionato di corsa, stava percorrendo la più ardua e faticosa maratona del globo: la Yukon Arctic Ultra. Questa prevede 480 km percorsi a piedi, con gli scii o in bici immersi nella natura del Canada, con temperature estreme che oscillano tra i -50 e -40 gradi. Il cagliaritano era arrivato al sesto giorno di corsa senza riscontrare problemi rilevanti quando, forse per la stanchezza, forse per il gelo o forse per il buio, non ha più ritrovato la segnaletica che indicava la direzione da seguire. In compagnia solamente di uno slittino, con i viveri, il GPS e altri attrezzi, egli ha deciso di lasciare anche questo per muoversi più agilmente fra la neve ma ad un certo punto, dirigendosi verso un capannone scorto in lontananza, è sprofondato fino all’ombelico in un fosso, rimanendovi bloccato. “Mi sono tolto gli stivali per svuotarli dalla neve, ma le calze erano incollate ai piedi, ormai troppo gonfi per riuscire a rimettere gli scarponi. Ho tolto i guanti per scaldare le mani ed erano gialle. Ho capito che stavo per morire congelato, ma con tutte le mie forze mi sono trascinato fuori dal buco, volevo vivere” queste sono le parole del maratoneta dopo esser stato portato in elicottero all’ospedale Whitehorse in Canada e successivamente in un’altra struttura in Valle d’Aosta. Roberto ha ora mani e piedi fasciati e rischia l’amputazione di questi a causa delle ustioni da gelo di quarto grado. Tuttavia i medici e chirurghi intravedono una possibilità di recuperare i suoi arti, senza il bisogno di alcun trapianto. Zanda però si ritiene già fortunato. Infatti, durante le interminabili 18 ore trascorse bloccato nella neve, egli si era rivolto a Gesù chiedendo di essere salvato, a costo di perdere gli arti superiori ed inferiori. Oltre alla fede, ovviamente, il siciliano ha dimostrato un grande coraggio ma soprattutto una grande forza e voglia di vivere, virtù che, come ha anche affermato il superstite, si conoscono “faccia a faccia” soltanto in occasioni come queste. I medici ritengono che molta altra gente non sarebbe riuscita a sopravvivere in tali condizioni. Zanda o “Massiccione”, così chiamato dai suoi cari, ha infine espresso il desiderio di tornare a muovere mani e piedi per ricominciare a correre e partecipare ad altre maratone. Questa volta si spera in posti più caldi e affollati.

 

Adriano Borghi.