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UNA VITA TORMENTATA

Tutti noi conosciamo Vincent Van Gogh, il famoso pittore, amato e noto a tutti per la sua vita tormentata, a tal punto di non riuscire a sopportarla più, prendendo una decisione estrema: il suicidio.

Nasce il 30 Marzo del 1853 in Olanda, dove inizia a studiare e dove impara l’inglese, il francese e il tedesco. Inizia poi a realizzare i primi quadri e termina gli studi; diventa un impiegato nella succursale della casa d’arte di Parigi Goupil e Cie, per poi trasferirsi definitivamente in città nel 1875. Qui già vi abitava da tempo il fratello Theo e, proprio attraverso le numerose lettere che si sono scambiati, possiamo ricostruire la storia della vita di Van Gogh, ma soprattutto i suoi pensieri e le sue emozioni, provando così ad immedesimarci e a interpretare i suoi quadri. In questo periodo si avvicina alla pittura impressionista, alle stampe giapponesi e approfondisce gli studi delle nuove correnti e tecniche artistiche. Conosce altri pittori tra cui Gauguin che fu il protagonista di un difficile rapporto che porterà Van Gogh a tagliarsi il lobo di un orecchio. Il lavoro presso la succursale inizia a peggiorare fino alle dimissioni e, nel frattempo, ha iniziato a studiare i testi biblici fino a raggiungere un livello quasi ossessivo. Si trasferisce in Inghilterra e viene assunto in un collegio. Diviene poi insegnante e coadiutore presso il Reverendo T. Slade Jones e il suo interesse religioso aumenta contemporaneamente ad un peggioramento di salute fisica e mentale. Viene ricoverato in ospedale e dopo l’uscita, continua gli studi artistici orientandosi verso la sperimentazione delle incisioni giapponesi su legno. Continua a fare affidamento sul fratello e, dopo essersi trasferito dai genitori, apre uno studio per lavorare. Tenta di intraprendere un processo di formazione artistica ufficiale e viene inserito in una classe per principianti ad Anversa. Non si trova bene e per questo si allontana, come aveva già fatto in precedenza da altri istituti.

Arriva il 1888, anno del suo trasferimento a Arles alla “Casa Gialla” e delle discussioni con Gauguin. Il suo sogno era fondare una casa di pittori che condividessero i suoi stessi ideali artistici e di vita. In questo periodo dipinse i “Girasoli”. Purtroppo la sua salute mentale è sempre più precaria e variabile, il fratello riesce a farlo ricoverare presso un ospedale psichiatrico. Fino a quel momento le sue opere non avevano ottenuto riconoscimenti e proprio in quegli anni iniziano ad essere apprezzate, tra queste ricordiamo “Notte stellata sul Rodano” e “Iris”. In vita infatti riuscì a vendere unicamente un quadro mentre oggi è uno dei pittori più apprezzati.

La sua salute è sempre più altalenante e all’alba del 29 luglio 1890 in un campo vicino Auverse pone fine alla propria vita. Il giorno seguente vengono svolti i funerali e la sua bara viene ricoperta di girasoli, fiori da lui amati di cui ci ha lasciato un dipinto.

Addessi Seila