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Trump nella bufera: “È una caccia alle streghe”

L’inquilino della Casa Bianca è stato spesso bersagliato da scandali, accuse e indagini a partire dal giorno della sua elezione. L’ultima di queste sembra apparire la più grave, dato che potrebbe costargli la carica di Presidente: il caso Russiagate. La scorsa settimana il giornale americano Washington Post aveva rivelato di essere a conoscenza, tramite fonti legate alla dirigenza USA, di un incontro e soprattutto di un importante scambio d’informazioni top secret tra Donald Trump e due esponenti russi: il ministro degli esteri Serghiei Lavrov e l’ambasciatore di Mosca negli Stati Uniti Serghiei Kisliak.
Le informazioni riguarderebbero la minaccia terroristica relativa all’uso di laptop o altri dispositivi sugli aerei provenienti da otto paesi islamici, già vietati dagli Stati Uniti, Canada e Gran Bretagna. Inoltre il presidente avrebbe identificato una città appartenente al territorio del Califfato che potrebbe rappresentare una minaccia.
In seguito a quanto espresso dal Washington Post, la Casa Bianca ha prontamente smentito definendo tutto “false notizie”. A sorpresa, si è espresso poi lo stesso Trump confermando le notizie relative all’incontro con il governo russo dicendo “È un mio diritto”. L’incontro è avvenuto il giorno successivo all’inaspettato licenziamento del capo dell’FBI James Comey. La notizia ha lasciato quasi tutti a bocca aperta, tra cui lo stesso Comey che pare abbia appreso la notizia inizialmente guardando la tv per poi ricevere la lettera di licenziamento.
Il New York Times ha subito indagato sui retroscena di questa decisione e ha rivelato che Comey avrebbe chiesto dei fondi per portare avanti le indagini sul caso Russiagate, ovvero possibili interferenze della Russia nella campagna elettorale del 2016 e i rapporti tra quella di Donald Trump e agenti russi. La Casa Bianca ha tentato di “deviare” la notizia del licenziamento legandolo a problemi relativi all’emailgate che coinvolgeva la rivale Clinton, ma in molti tra democratici e repubblicani credono che ci sia dell’altro. L’accusa è quella di “ostacolare la giustizia”: Trump avrebbe chiesto all’FBI di bloccare l’inchiesta relativa a Michael Flynn, ex consigliere per la sicurezza nazionale, coinvolto nel Russiagate. Tutto ciò è stato rivelato da un memorandum dello stesso ex capo dell’FBI James Comey.
Se queste accuse fossero confermate, si potrebbe arrivare ad un impeachment, ovvero un procedimento che “decreta la colpevolezza di un funzionario pubblico per gravi offese allo stato in relazione al proprio mandato” e porta alla cessazione di tale incarico. Ci sono stati pochissimi precedenti di impeachment nella storia: Andrew Johnson, successore di Abraham Lincoln, riuscì ad evitare il procedimento per un soffio: ottenne un voto in meno rispetto ai richiesti per attivare l’impeachment, cioè due terzi di maggioranza dei voti nel Senato. Un caso più recente è quello di Richard Nixon, che nel 1974 fu costretto a dimettersi per evitare un quasi certo impeachment in seguito al caso Watergate.
Trump ha nominato Robert Mueller, ex direttore dell’FBI, commissario speciale per le indagini sul Russiagate e in questi giorni l’FBI stesso vuole sentire il genero di Trump, Kushner, forse interessato alla vicenda. 
Non sappiamo realmente se tutto ciò sia vero o siano soltanto delle macchinazioni per danneggiare Trump, e la vicenda viene definita “la più grande caccia alle streghe su un politico nella storia”. Sicuramente, nel corso delle settimane ne sapremo di più.

Dicorato Davide