Crea sito

“Tredici” - La serie TV che fa paura all’America.

La serie drammatica – già molto discussa – creata da Brian Yorkey è la storia di Hannah Baker, una ragazza che si toglie la vita. Il suo lascito: sette audiocassette per i compagni di scuola che spiegano i tredici motivi del gesto.

 

Tredici– titolo in lingua inglese Thirteen reasons why – è una serie tv di Netflix, ed è tratta dal romanzo di Jay Asher.

Racconta la storia di Clay Jensen (Dylan Minnette), un ragazzo che al ritorno dalla scuola trova sulla porta di casa una misteriosa scatola con su scritto il suo nome. Nella scatola scopre delle cassette registrate da Hannah Baker (Katherine Langford), una compagna di classe per la quale aveva una cotta e che si è suicidata due settimane prima.

Nelle registrazioni, Hannah spiega le tredici ragioni che l’hanno spinta a togliersi la vita.

Nell’arco di 13 episodi, la serie tvaffronta temi molto difficili che toccano da vicino ogni adolescente; dal bullismo, all’isolamento, dalla depressione al difficile rapporto coi genitori, rivoluzionando il concetto di serie tv per adolescenti.

Il cyber bullismo e le insidie dei social media sono raccontate in Tredicicon grande sapienza attraverso un medium considerato quasi vintage per la generazione dei protagonisti della serie – le audiocassette che Hannah registra e consegna ai diretti interessati.


Allarmismo in America:
 

Questo thriller psicologico, lanciato lo scorso 31 Marzo su Netflix, ha riscosso un successo fenomenale accompagnato ovviamente da molte critiche per i temi trattati “con crudeltà”.

Se fino ad oggi si poteva parlare di un fenomeno circoscritto al solo mondo del web, sia per quel che riguarda l’allarmismo che per quanto concerne le lodi alla serie, l’attenzione a Thirteen Reasons Why è in realtà cresciuta anche in ambienti tradizionalmente “analogici”, come quello scolastico.

Alcune scuole americane hanno infatti cominciato ad avvertire ignari genitori di supervisionare i loro figli, per evitare  che, in caso fossero minori di diciassette anni,  guardino la serie. Il rating di Tredici negli Stati Uniti è infatti TV-MA, ovvero non adatto a chi ha meno di 17 anni.

Il messaggio, inviato ai genitori da una scuola pubblica americana, parla infatti di “spiegazione glorificante del suicidio” per quel che riguarda le cassette registrate da Hannah, e spiega come la visione di Thirteen Reasons Whypotrebbe turbare i più giovani, a maggior ragione dal momento che “Il mondo di oggi è già abbastanza impegnativo per i nostri figli“.

Quello che forse sfugge a chi ha inviato l’email è che Tredici è ben più di una serie sul suicidio: è una serie che affronta tematiche crude, ma anche attuali e reali – come il bullismo, che tocca soprattutto chi ha meno di 17 anni.  In Italia: 

A differenza dell’America, in Italia, il forte messaggio lanciato dalla serie è stato compreso affondo ed apprezzato.

Per sensibilizzare di più studenti e adulti, gli utenti di Change.org hanno deciso di far sentire la propria voce e di fare una richiesta ben precisa: hanno fatto una petizione per rendere obbligatoria la visione della serie in tutte le scuole italiane.

Quale modo migliore per aprire gli occhi della gente e metterla di fronte alla realtà? Le scene crude e forti, che non possono essere fraintese, sono state inserite proprio per questo motivo.

Tante persone non si rendono conto che le parole e i gesti devono essere misurati e che si deve sempre pensare prima di agire. Ogni nostra azione ha una ripercussione sugli altri e di questo dobbiamo esserne consapevoli.

Seconda stagione?

Il libro “Tredici” di Jay Asher non ha avuto un seguito, e tutto porterebbe a pensare che la serie tv Tredici di Netflix sia una serie limitata che si conclude una volta svelato il mistero del suicidio di Hannah.
La seconda stagione di Tredici si farà o è davvero impensabile un seguito?

Sembra che il cast della serie sia più che disposto a realizzare nuovi episodi di Tredici: Kate Walsh (Hannah) ha dichiarato che Tredici potrebbe avere altre stagioni, in quanto la serie tv è liberamente ispirata al libro, e non è una fedele trasposizione “parola per parola”.
Anche l’autore di “Tredici”, Jay Asher, è favorevole ad una possibile 2° stagione di Tredici serie tv, spiegando che gli stessi episodi della serie rappresentano un approfondimento di molti elementi che nel libro erano stati soltanto menzionati.

Ecco la email inviata alle famiglie americane, con testo tradotto in italiano:

“Care famiglie, 

Siamo recentemente venuti a conoscenza di una serie di Netflix velocemente diventata molto popolare tra adolescenti e pre-adolescenti del distretto, intitolata ‘Tredici’, basata su un romanzo scritto da Jay Asher e pubblicato nel 2007. Classificata come Vietata ai Minori di 14 anni, la serie comincia con la protagonista, Hannah, che parla del suo suicidio, e successivamente nel corso dei tredici episodi offre una spiegazione glorificante del suo suicidio ad ogni persona che ritiene responsabile. Ogni episodio contiene un “messaggio” personalizzato, da lei registrato prima di suicidarsi: hanno tutti a che fare con contenuti molto maturi, e sono stati ritenuti inopportuni per spettatori più giovani di 17 anni.

Oltre ad una rappresentazione grafica e alla glorificazione del suicidio, la serie mostra altri argomenti impegnativi per adolescenti e pre-adolescenti, come la violenza sessuale, una scena esplicita di stupro, bullismo, rifiuto, voci, abusi, depressione e vendetta. Queste informazioni possono essere difficili da comprendere e processare per i bambini, specialmente senza la guida e il supporto di un adulto lungo la strada. La National Association of School Psychologists (NASP) condivide la propria preoccupazione sul fatto che ‘La sua (della serie) potenza nello storytelling potrebbe portare spettatori impressionabili a romanzare le scelte fatte dai personaggi e/o a sviluppare fantasie di vendetta’. Per questo motivo, vi consigliamo di non permettere ai bambini sotto i 17 anni di guardare questa serie. Se vostro figlio l’ha già guardata, per favore prendere in considerazione l’idea di discuterne con lui/lei […]

Il ritmo frenetico del panorama dei media di oggi ha permesso a molti dei nostri studenti di fare ‘binge-watching’ di questa esplicita e intensa serie, e siamo preoccupati che questa esperienza possa aver lasciato alcuni bambini in uno stato vulnerabile. La complessità del mondo di oggi è già abbastanza impegnativa per i nostri figli, dunque quando siamo venuti a sapere di questa serie abbiamo voluto condividere con voi le nostre preoccupazioni sul loro conto.”

Giorgia Sibilia