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TRAP MUSIC: LA GENIALITÀ SI FA MUSICA

Follia non va intesa solo come malattia, patologia, essere fuori di testa, ma anche come genialità!

Vale a dire Essere fuori dagli schemi, scegliere di non percorrere strade già battute, ma sperimentarne delle altre, nuove , alternative, fuori dal comune ed originali.

Così nasce la TRAPMUSIC!

Nato da una costola dell’hip hop, questo sottogenere ha conosciuto un successo diffuso negli ultimi anni. Partito dagli Stati Uniti, ha spopolato anche in Italia raggiungendo il grande pubblico.

Che cos’è la Trap Music? È un argomento più che mai attuale in Italia.

Portato al successo in Italia da giovani artisti come Ghali, Sfera Ebbasta, Dark Polo Gang, Tedua e molti altri, il trap è arrivato a contagiare anche l’ambiente più commerciale. In realtà, negli Stati Uniti questo sottogenere del rap esiste già dagli inizi degli anni Duemila, anche se la sua vera affermazione arriverà soltanto diversi anni dopo. Dal marzo 2015 la parola “trap” viene cercata su Google più spesso rispetto a “hip hop”.

In slang americano la parola “trap” indica il luogo in cui avviene lo spaccio di droga. L’impressione, ascoltando una base trap, è quella di un ritmo più dilatato e privo del tradizionale andamento incalzante del rap. Si fa presto ad associare questa caratteristica a un immaginario sensoriale alterato dalle sostanze stupefacenti. Altre caratteristiche chiave risiedono nella velocità dei colpi sull’hi-hat e l’uso stratificato dei sintetizzatori. Quanto all’interpretazione vocale, solitamente è più rilassata e procede con un andamento ipnotico, per quanto restino fondamentali metrica e rime, come nell’hip hop. Un esempio di quest’ultima caratteristica risulta evidente nel singolo “Ninna Nanna” di Ghali, uno dei più popolari trapper italiani (il suo album ha ottenuto due dischi di platino). A livello internazionale la moda trap è stata anticipata da artisti come Gucci Mane e portata a importanti successi commerciali da interpreti come i Rae Sremmurd.

Questo genere musicale è da alcuni anni al centro dell’attenzione dei media.

Alcuni elementi della trap sono in comune con il rap, altri elementi derivano dalla dubstep e dall’elettronica. La fusione di queste diverse influenze genera una musica che presenta linee vocali a metà tra il cantato e il rappato, utilizzo dell’auto-tune nelle voci (proprio l’auto-tune è l’elemento che ha generato malumori tra i rapper quando li si accostava al genere trap) e base dal ritmo ripetuto e sincopato. Nei testi delle canzoni vengono descritte le situazioni di vita nei quartieri, spesso in modo “brutale” e senza filtro.

La popolarità del trap è dovuta soprattutto a una nuova generazione di giovani artisti, nati negli anni Novanta e determinati a farsi strada sfruttando le possibilità offerte dalla tecnologia e dai social, spesso attraverso video auto-prodotti presto divenuti molto ricercati. I casi di Ghali e della Dark Polo Gang, pur con le rispettive differenze nello stile, sono fra i più significativi. Sin dai primissimi video caricati nel 2014 su Youtube, quando Ghali aveva 21 anni, l’attenzione rivolta all’elemento visivo ha contribuito ad accrescere un fenomeno che oggi conta svariati milioni di visualizzazioni (il filmato più visto ne vanta 75). I romani Dark Polo Gang, invece hanno giocato la carta dell’ironia e degli stereotipi per cucirsi addosso un’immagine caricaturale che parte da Youtube passando per Instagram. La lista degli esponenti del trap in Italia, però, potrebbe continuare: oltre al già citato Sfera Ebbasta, si sono affermati anche Achille Lauro, Rkomi e, soprattutto, il giovanissimo produttore Charlie Charles, deus ex machina dietro a pezzi di grande successo, come “figli di papà ” di Sfera Ebbasta e “happy days” di Ghali. A poco più di vent’anni questi ragazzi hanno fatto il boom di ascolti e di visualizzazioni su YouTube e Spotify con i loro brani, che si sono diffusi in pochissimo tempo, riuscendo a diventare musicalmente ed esteticamente influenti.

La trap stravolge le metriche tradizionali e le rende più musicali – spesso ipnotiche – arrivando a modificare in alcuni casi il concetto di tempo. Alcuni rapper, sulla trap, non vanno nemmeno a tempo, ma fanno qualcosa di nuovo e particolare. Penso a Tedua. Le prime volte che vieni a contatto con il rapper genovese non lo riesci a capire, ma una volta superato il pregiudizio iniziale vieni letteralmente rapito, intrappolato nel suo mondo. Tedua è un genio e non a caso l’etichetta di Fedez e J-Ax ha messo gli occhi su di lui.

L’origine del genere TRAP è caratterizzata da un atteggiamento aggressivo nel suono, che incorpora Ottoni, Triangoli, snare scattanti e hi hats terzinati,  kick forti, in piena espansione 808 dalla scena Crunk meridionale. Tradizionalmente parlando, rapper del sud come Waka Flocka Flame, Young Jeezy, Lex Luger e Gucci Mane sarebbero classificati come il suono originale della Trap, tuttavia, l’evoluzione recente ha visto la popolarità di techno e dub incorporati in modo più significativo nel trend generale suono.

Per semplificare sarebbe meglio descriverla come un Cocktail;

  • 1 Terzo hip hop (tempo e struttura della canzone simile) – tuttavia voci sono di solito lanciato inferiore o superiore
  • 1/3 di synth Dutch House
  • 1/3 di ub (messa a fuoco a bassa frequenza e un forte accento sulla ripetitività per tutta la canzone)

Insieme ad un uso pesante di campioni musicali e vocali gettati nel mix, talvolta “pitchatti” e “Choppati”.

 

In definitiva: della trap si conosce ancora poco, ma si tratta di un genere in continua ascesa e cambiamento di cui continueremo a sentir parlare. Sia i “veterani” come Sfera Ebbasta e Ghali, che le nuove leve, come Rkomi, sono agguerriti e diretti e non hanno bisogno di etichette. Con un gergo e un modo tutto loro, raccontano la quotidianità conquistando sempre più seguaci, con buona pace di chi vorrebbe ricondurli a questo o quell’altro genere musicale.

Il fenomeno trap negli Stati Uniti, come spesso accade in questo genere di mode, si è affermato con un certo anticipo rispetto al resto del Mondo. Se il primo album trap potrebbe essere considerato “Trap Muzik” (2003) di T.I., in realtà le coordinate del genere non sono ancora del tutto definite. È solo a partire dal 2010 che alcuni brani pienamente ascrivibili al filone trap iniziano a scalare la classifica Billboard, fra questi “See Me Now” di Kanye West e “BMF” di Rick Ross. Da allora questa forma di rap dai confini più rarefatti è diventato un trend crescente.

Non resta che augurare buona musica a tutti!

Martina Vulcano