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TOTO’, STORIA DI UN ARTISTA UNICO E DI UN GRANDE SEDUTTORE

“Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi de Curtis di Bisanzio – in una sola parola: Totò.

Nasceva 120 anni fa, il 15 febbraio 1898. È passato alla storia come il principe della risata, ma forse non tutti sanno che sotto la maschera del comico si nascondeva un romantico rubacuori.

«Non posso stare, io, senza una donna – confessava Totò a Oriana Fallaci nel 1963 – « Sarà perché sono meridionale, sarà perché odio gli uomini: ma le donne, secondo me, sono la cosa più bella che ha inventato il Signore». Il re della commedia italiana, non ha mai nascosto il suo debole per il gentil sesso, e raccontava alla giornalista che da giovane aveva addirittura rinunciato a seguire la vocazione ecclesiastica per una donna: «abbandonai l’idea di diventar prete proprio quando scappai con una canzonettista, a vent’anni. Ma che ci vuol fare: io, quell’affare della castità, non lo capisco».

Nato a Napoli nel rione Sanità il 15 febbraio 1898, e cresciuto circondato dalle donne di casa Clemente – il padre, il marchese Giuseppe De Curtis, lo riconoscerà solo dopo molti anni -. Più complicato il legame con la madre Anna, segnato da un affetto profondo e da un rapporto difficile: lui allergico ai banchi di scuola preferiva trascorrere la giornate nelle strade del popolare rione, mentre Nannina sognava per il figlio una carriera militare o religiosa e non accettava di vederlo calcare i tavolacci di un palcoscenico. Ma come tutti sappiamo l’amore per il teatro avrà la meglio.

È innegabile che Totò rappresenti da sempre uno dei punti più alti e toccanti della cultura partenopea nonché un simbolo della città in tutto il mondo.

La sua genialità e il modo di raccontare le vicende dalla vita quotidiana restano tuttora attuali e sono in grado di far ridere ed emozionare anche a decine di anni di distanza.

Abbiamo avuto l’opportunità di incontrare Elena De Curtis, la nipote dell’artista, cui abbiamo potuto rivolgere alcune domande:

D.: Si è Parlato molto di Totó personaggio cinematografico, ma cosa ci può dire di Totó uomo, vero, autentico?

R.: Totó uomo era un uomo notturno, pacato, riservato con le sue paure. Aveva grande rispetto per tutti: a casa sua mangiava prima la servitù e poi tutti gli altri, aveva una grande sensibilità per il prossimo. Amava comporre versi dove parlava delle donne che descrive come delle dee , anche se aveva con loro un rapporto conflittuale; parlava di grandi sentimenti e valori. Non si è mai scordato delle sue umili origini.

D.: Vivere Nell’ambiente di totale fatto respirare un po’ della sua eredità?

R.: Si, ad esempio la sua napoletanità trasmessa a tutti noi; si aveva un grande rispetto e si dialogava con i morti, mia madre stessa ha in casa un altarino con le foto dei cari defunti; la superstizione con cui Totó stesso .conviveva. Totó non aveva paura della morte, anzi ci scherza spesso nei suoi film, addirittura si era già preparato tomba e lapide col suo profilo, però di invecchiare sì aveva paura.

La ringrazio per il tempo dedicato e per aver fatto respirare un po’ di napoletanità anche a noi!

Martina Vulcano e Matteo Molteni