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STRAGE AL LICEO IN FLORIDA: 17 MORTI E NUMEROSI FERITI

Il 14 febbraio, giorno di San Valentino, un ragazzo ha aperto il fuoco in un liceo della Florida che accoglie circa tremila studenti, togliendo la vita a diciassette persone e provocando decine di feriti. È successo allo Stoneman Douglas di Parkland, settanta km a nordovest di Miami.

Le diciassette vittime sono tutti studenti, tranne una professoressa e uno dei coach della squadra di football della scuola. Due eroi che si sono sacrificati per aver fatto da scudo ai ragazzi. In serata migliaia di persone hanno partecipato alla veglia per le vittime.

L’attentatore 19enne è l’ex studente Nikolas Cruz, espulso dalla stessa scuola l’anno scorso per cattiva condotta. Era armato con un fucile semiautomatico leggero Ar-15, dotato di numerose munizioni di riserva e di alcune granate fumogene. Cruz, poco prima dell’orario d’uscita degli studenti, ha azionato l’allarme antincendio per far scattare la fuga degli studenti verso l’atrio della scuola e ha poi aperto il fuoco sparando in cinque classi: prima in tre aule del primo piano, tornando poi a sparare in due di queste, quindi in un’altra classe allo stesso livello. Infine è salito al secondo piano e ha sparato ad una persona che si trovava in classe, come ha reso noto lo sceriffo della contea locale.

E’ stato arrestato sessanta minuti dopo la strage, a circa cinque chilometri di distanza dal luogo dell’accaduto. Il ragazzo ha confessato tutto e, stando alla ricostruzione dell’FBI, si era preparato per compiere la tragedia. È incriminato con diciassette capi d’accusa per omicidio premeditato e rischia la pena di morte.

“Nessun bambino, nessun insegnante dovrebbe mai essere in pericolo in una scuola americana”, queste le parole del presidente Donald Trump nel messaggio alla nazione dopo la strage.

Nei sei minuti di conferenza stampa, Trump ha elencato gli obiettivi della sua amministrazione senza però rispondere alle domande sul tema di pistole e fucili facili negli Stati Uniti: l’ex presidente Obama, invece, rilancia l’assoluta necessità di una stretta sulle armi da fuoco, invocando “le tanto agognate leggi di buon senso che la maggior parte degli americani vogliono”. Aggiunge inoltre che “Preoccuparci dei ragazzi è il nostro lavoro principale e finché non possiamo dire onestamente che stiamo facendo abbastanza per proteggerli, allora dobbiamo cambiare”. Monta intanto la protesta degli studenti americani, pronti a marciare contro Trump.

Sono almeno diciannove le scuole americane in cui dall’inizio dell’anno si è verificato un episodio di questo genere. I dati sono forniti da Everytown For Gun Safety, associazione che si batte per un maggior controllo sulla vendita delle armi da fuoco. L’episodio più grave finora era quello del 23 gennaio scorso quando uno studente di quindici anni in un liceo del Kentucky aveva ucciso altri due allievi e ne aveva feriti venti.

 

Habilaj Sara