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STORIE DI RICICLAGGIO

In via Torre Morena a Roma vi è un edificio che nel 2006 è stato confiscato alla mafia ed utilizzato a scopo sociale. L’appartamento è oggi una casa famiglia che ospita cinque persone diversamente abili dotate di parziale autonomia. Vi si lavora affinché ciascuno degli ospiti acquisisca una maggior indipendenza legata ad aspetti quotidiani, come la gestione del denaro, l’orientamento all’interno della città, la socializzazione e il mantenimento dei rapporti familiari. Tutti i ragazzi che vi abitano lavorano; annualmente vengono organizzati soggiorni e viaggi, oltre a gite giornaliere.
Per favorire l’autonomia di ogni inquilino e offrire stimoli creativi, è stato organizzato all’interno della casa un laboratorio di falegnameria dove, con l’aiuto di un operatore, i ragazzi possono costruire e decorare manufatti, sperimentarsi nella manutenzione della casa aggiustando oggetti di uso comune. Tutto ciò è nato ascoltando i racconti dei ragazzi sul modellismo e sulla pittura, passioni che, da tempo, non coltivavano più. Questo laboratorio si differenzia dagli altri: non presenta orari prestabiliti in quanto tutti gli utenti lavorano, inoltre non deve presentarsi come un obbligo o un’imposizione. L’operatore li coinvolge stimolandoli, inizia a lavorare e quando gli ospiti della casa sentono i rumori si affacciano per curiosità e poi si lasciano coinvolgere. “Non ho scelto orari e non li impongo, se lo facessi non ci sarebbe un coinvolgimento spontaneo. Questo laboratorio serve a stimolare la loro fantasia: mi hanno chiesto un mobile per la stampante, uno per il computer, un porta-spazzolini e li abbiamo realizzati insieme.” Queste sono le parole che riassumono il pensiero di chi dirige il laboratorio.                                                                                                                                                                         Un altro elemento fondamentale è il materiale utilizzato, oggetti di recupero trasformati con un po’ di fantasia, come è avvenuto per la casa che, anch’essa “riciclata”, sta vivendo un’altra vita da bene di mafia… a bene sociale.

Addessi Seila