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“QUI È SEPOLTO NAPOLEONE, NON TUTTO, MA BUONAPARTE!”

Ahhh Napoleone, chi non conosce questo grande personaggio che abbiamo visto nei libri di scuola? Esatto, la sua figura è la sola che qualunque alunno riconoscerebbe, non fosse altro che per la triplice caratteristica della bassa statura, del ciuffo sulla fronte e quella mano infilata nel panciotto per metà sbottonato.

Ma chi era veramente costui? Come uomo era indubbiamente brillante, versatile, intelligente e pieno di immaginazione, benché il potere lo rendesse piuttosto scontroso, descrivibile con un aggettivo, “carismatico”. Come generale non aveva uguali. Come capo di stato dimostrava una superba abilità di progettazione, direzione ed esecuzione, una competenza abbastanza solida da poter comprendere e controllare quello che facevano i suoi subordinati. Come individuo pareva che da lui si irradiasse una sensazione di grandezza.

Il mito di Napoleone non è basato tanto sui suoi meriti quanto sui fatti, allora straordinari, della sua carriera. I grandi e famosi riformatori del passato erano già in partenza dei re, come Alessandro, o dei patrizi, come Giulio Cesare; Napoleone, invece, fu il “piccolo caporale” che divenne il sovrano di tutto un continente solo in virtù del suo talento personale. Questo non è, a rigore, del tutto vero, ma la sua ascesa fu abbastanza rapida ed eccelsa da giustificare una simile descrizione.

Napoleone era l’uomo civile del diciottesimo secolo, razionalista, indagatore, illuminato. Era l’uomo della Rivoluzione, e nello stesso tempo, era l’uomo che aveva portato l’ordine. In un’espressione, era il personaggio con il quale chiunque avesse dato un calcio alla tradizione avrebbe potuto identificarsi nei suoi sogni. Ed era quello un mito più potente del suo, poiché, dopo la sua caduta, fu esso, e non la memoria di lui, ad ispirare, anche nella sua stessa patria, le rivoluzioni del secolo diciannovesimo. Uomo senz’altro invidiabile, Innovatore, Storico (con tanto di conquiste militari, politiche e scientifiche) e Temerario (grande superstizioso), così vogliamo ricordarlo.

 

Angelica De Giorgi