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Una semplice grande verità dietro ad una piccola balena blu.

Blue Whale è un gioco– se lo vogliamo chiamare così – ideato da uno studente di Psicologia (Philipp Budeikin, 21 anni, di nazionalità russa arrestato da poco). È ormai famoso, crudele e sfrutta Internet per condizionare le menti dei più giovani.

La Blue Whale challenge consiste nel seguire una cinquantina di prove, una al giorno, perdendo il controllo definitivo della propria vita fino a morire. L’ideatore, dopo l’arresto, non ha mostrato il minimo pentimento, affermando che: “Ci sono le persone e gli scarti biologici. Io selezionavo gli scarti biologici, quelli più facilmente manipolabili, che avrebbero fatto solo danni a loro stessi e alla società. Li ho spinti al suicidio per purificarla” e ancora “Ho fatto morire quelle adolescenti, ma erano felici di farlo. Per la prima volta avevo dato loro tutto quello che non avevano avuto nelle loro vite: calore, comprensione, importanza.”                                                                                                                                                                                      E’ questo il punto a cui voglio arrivare: il mondo è pieno di persone condizionabili. L’adolescenza è un periodo particolare nel quale il numero di suicidi è altissimo rispetto a tutte le altre fasce di età.                      In molti si chiedono come sia possibile che i giovani cadano in questa trappola e si facciano convincere in soli 50 giorni a morire. In realtà è alquanto improbabile che un ragazzo qualsiasi possa cadere vittima di una tale manipolazione mentale; ma è certo che quei giovani hanno in sé tendenze fortemente depressive, un’autostima molto bassa ed essendo molto fragili abbiano maggiori probabilità di essere affascinati da persone carismatiche che chiedano loro di raggiungere questi obiettivi e li gratifichino attraverso la condivisione sui social, così per farli finalmente sentire “visti” da qualcuno Tanti vanno alla ricerca delle parti più nere del web perché vogliono capire le loro parti più profonde, più oscure, vogliono dare un senso alle cose, risposte e tante, anzi troppe volte, trovano dall’altra parte chi è in grado di cogliere questi segnali di vulnerabilità e riesce a dargli quello di cui hanno bisogno in quel momento per adescarli, per portarli a sé e poi fargli un lavaggio del cervello.                                                                                                                                                                                    Non bisogna considerare coloro che si sono suicidati o anche solo hanno partecipato, fallendo alla prima prova, come chi ha compiuto un gesto folle perché c’era una certa dose di follia nella loro testa. Blue Whale l’ha plasmata, le ha dato un metodo, una serie di regole-prove da superare, ma rimane sempre follia. Purtroppo, anche se il fenomeno in sé passerà, ritornerà a galla in un’altra forma su internet, nella televisione, nei videogiochi o chissà cos’altro. Nel cinema in fondo non è la prima volta che alcuni spettatori dopo la visione di film psicologici o horror come “Paranormal Activity” hanno manifestato comportamenti anomali, come aggressività o terrore immotivato, fino a soffrire di disturbi fisici.                                                             A mio avviso è fondamentale allarmare genitori ed insegnanti, e che questi imparino a comprendere e riconoscere i segnali di sofferenza e di disagio dei giovani, stare vicino a persone che possono avere questi tipi di problemi, non confidarsi con persone sconosciute sulla rete possibilmente affidarsi alla famiglia, a un parente prossimo o addirittura  a Telefono azzurro.

De Giorgi Angelica