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I RE DI MAGGIO DAL TRONO ALL’ESILIO

3 giugno 1996

La mattina di questo giorno Umberto votò a Roma, in via Lovanio, accompagnato dal ministro della Real Casa, Falcone Lucifero. Il re aveva scelto di andare al seggio nelle ultime ore, per evitare confusione. Invece non la evitò affatto: gli scrutatori passarono la voce della sua presenza, molti applaudirono, Umberto all’uscita fu circondato. Schizzò fuori il presidente della sezione elettorale, un vecchietto stizzoso vestito di nero e inveì contro chi si permetteva di turbare con quel chiasso la sacralità delle operazioni di voto. Umberto allargò le braccia come per scusarsi. Il presidente non si trattene dal fare una reprimenda anche lui. Il re aveva consegnato due schede bianche, una per il referendum istituzionale (monarchia o repubblica) e una per la Costituente. La regina era andata a piedi al seggio di via Dataria dimenticando i documen

 

 

ti e la sua scorta Lupinacci dovette garantire per lei, in molti la riconobbero eppure vi fu qualche esitazione prima di consentirle di votare. La regina per la costituente, votò Saragat. La sua scorta molto meravigliata le disse che con la sua scelta aveva praticamente votato la repubblica.

La giornata prima di andare a votare, ovvero il 2 giungo, Umberto trascorse l’intera giornata al Quirinale, cercando di scaricare la tensione, anche se aveva solo quarantadue anni gli avvenimenti lo avevano segnato. Regnava da ventitré giorni e gli sembrava un secolo: suo padre che abdica all’improvviso, la violenta reazione dei partiti di sinistra colti di sorpresa, i viaggi in giro per l’Italia per sostenere la causa della monarchia. Era stanchissimo e l’alta temperatura di maggio aumentava la fatica. Passò la domenica nel suo studio, cercando di recuperare le forze ma realizzò che non poteva nutrire troppe speranze nel risultato elettorale.

A sera inoltrata un comunicato del ministero della Real Casa annunciava l’abdicazione del re e della sua partenza, come da consuetudine, in volontario esilio. Inoltre il comunicato diceva che non appena il nuovo re sarebbe tornato a Roma, si sarebbe data la comunicazione al consiglio dei ministri. Leggendo questo documento, De Gasperi precisò: – l’essenziale è che a qualsiasi mutamento sopravviva e sovrasti l’impegno solenne e inequivocabile della Corona di affidare il suo destino alle decisioni del referendum-.

Eloise Di Blasi

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