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RAPPORTO SCUOLA-FAMIGLIA: QUANDO LA FAMIGLIA S’INSEDIA NELLA SCUOLA.

Si è verificato un ennesimo episodio di violenza ai danni di un insegnante. Questa volta vede come protagonista una scuola secondaria di I grado di Foggia, la “Murialdo”, dove il padre di un alunno ha picchiato il vicepreside perché quest’ultimo, il giorno precedente all’aggressione, aveva rimproverato suo figlio. L’attacco è avvenuto di fronte ai professori e agli alunni, che sconvolti, hanno chiamato gli operatori del 118 e la polizia. Il docente ha riportato una lesione del setto nasale a traumi all’addome. Sono proprio di oggi le scuse del genitore, scuse che sembrano un tentativo di evitare le conseguenze del gesto.

Coinvolgere le famiglie nelle scuole è il nucleo principale di un progetto del MIUR che ha la finalità di condividere una serie d’iniziative ed è riconosciuto come un punto di forza necessario per dare ai ragazzi alte opportunità di sviluppo armonico e sereno. Proprio per questo il progetto ha il nome: “GENITORI E SCUOLA” e si basa sul Decreto Legislativo del 16 aprile 1994, n. 297.

L’introduzione dei decreti delegati  ha consentito, ad esempio, ai genitori di entrare a fare parte del consiglio di classe. In passato, quindi, è stato avviato questo progetto per far avvicinare di più la famiglia alla scuola, ma con il cambiamento della società e con le nuove tecnologie, i genitori stanno abusando del loro diritto di parola. Ormai non c’è più distinzione tra il ruolo del docente e quello di una madre o un padre.

Così è successo a Canicattì, in provincia di Agrigento, dove una coppia ha deciso di rivolgersi al TAR perché il proprio figlio, al termine dell’esame di terza media, ha riportato la valutazione finale di 9 anziché di 10, come invece loro si aspettavano. Dunque c’è stato il ricorso al Tar, che non ha visto gli esiti desiderati dalla coppia; anzi il giudice ha respinto tale richiesta ed ha inoltre condannato i diretti interessati a pagare le spese legali, pari a mille euro.

Ma il comportamento negativo dei genitori, a volte, si ripercuote sulla condotta dei figli, tanto da farli diventare aggressivi, come è accaduto a Caserta. Qui un ragazzo di diciassette anni ha sfregiato la professoressa di lettere poiché si è sentito infastidito dalle continue richieste della docente che voleva interrogarlo per fargli recuperare un’insufficienza. Non solo le autorità sono intervenute ma anche la stessa ministra dell’istruzione, Valeria Fedeli, che ha trovato inaccettabile il fatto stesso che lo studente sia andato a scuola portando con sé un coltellino. Inoltre ha ribadito come episodi simili di violenza non dovrebbero mai accadere, soprattutto in un luogo come la scuola, in cui si educano i ragazzi al rispetto.

Dunque i genitori sono sempre stati modelli da seguire, soprattutto se si parla di bambini,  ma se questi non agiscono nel migliore dei modi i figli saranno il loro specchio. Ad esempio, come può una mamma entrare in una classe e affermare di saper insegnare meglio della maestra?  Questo è quello che è accaduto in una scuola elementare a Rimini. Dopo l’accaduto, la donna è stata immediatamente portata in ospedale per un consulto medico. Ora, rischia una denuncia per interruzione di pubblico servizio.

Esistono poi altri tipi di genitori, che affrontano la situazione scolastica dei propri figli in un’altra maniera, non pretendono che il proprio figlio eccella in tutte le materie scolastiche con ottimi voti, ma sono pronti ad aiutarlo in caso si presentino alcune difficoltà. Questi non aspirano ad avere un figlio prodigio, ma aspirano alla soddisfazione dello stesso, ossia a vederlo impegnarsi e alla fine ad essere contento del proprio risultato, qualsiasi esso sia.

Astolfi Michela