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Ramadan: mese sacro o di massacro?

Per tutti i fedeli musulmani è iniziato venerdì scorso, 26 maggio, il mese del Ramadan, il quarto dei cinque pilastri dell’Islam, durante il quale bisogna astenersi dal bere, fumare, dai rapporti sessuali e soprattutto dal mangiare dall’alba al tramonto. Proprio per questo quando cala il sole, moltissimi uomini, donne e bambini si riuniscono e affollano luoghi pubblici per rompere il digiuno e mangiare qualcosa in compagnia. Ieri sera, intorno alla mezzanotte a Baghdad, il passaggio dal piacere al dispiacere, è durato un istante, come la durata di un’esplosione. Nel quartiere sciita di in una delle vie più frequentate della zona, davanti alla gelateria più popolare, affollata dopo la fine della giornata di Ramadan. Le morti sul colpo sono ben 16, mentre il numero dei feriti si aggira intorno ai 47, che riversano in condizioni molto gravi. Le vittime sono perlopiù donne e bambini, motivo per il quale possiamo comprendere che la violenza e la crudeltà non guarda in faccia a nessuno e che tutti possono esserne colpiti. A distanza di 10 ore, il boato di un’altra esplosione ha invaso il cielo di un altro quartiere della capitale irachena, nella zona sud-orientale, a Shawka. Qui un’autobomba è esplosa davanti alla direzione del servizio pensionistico, coinvolgendo purtroppo alcuni bambini, per un totale di 9 vittime e oltre 35 feriti. Entrambi gli attacchi portano la firma dell’Isis, che ha rivendicato le stragi attraverso l’organo propagandistico “Amaq”. Gli attacchi sono avvenuti nel periodo in cui l’Isis sta perdendo pian piano il controllo della città di Mosul, occupata nel 2014. Le forze irachene impegnate nella vicenda hanno recuperato quasi l’80% del controllo della città e solamente qualche centinaia di Jihadisti rimane barricata all’interno di essa. Si crede però che nel giro di qualche giorno le forze locali possano liberare completamente il capoluogo di Ninive, probabilmente entro il 10 giugno, data in cui lo Stato Islamico ne aveva ottenuto il controllo tre anni fa. I due attentati sembrerebbero quindi una sorta di vendetta da parte dell’Isis che, mentre rischia di essere sconfitto in Iraq, volge tutte le attenzioni verso la capitale. Intanto a Mosul la polizia ha vietato l’uso del niqab, il velo integrale portato dalle donne ma usato anche dagli attentatori come “maschera”. Il Ramadan, viene visto da parte dell’Isis come una ghiotta occasione per colpire quasi a colpo sicuro negli orari più affollati della giornata, cioè dopo il tramonto. Lo abbiamo riscontrato nel giugno 2015 quando vennero effettuati vari attentati in Kuwait e Tunisia allo scopo di marcare il mese sacro, causando oltre 60 vittime in totale. Il 2016 ha visto un bilancio ancora più critico: varie stragi tra cui la sparatoria in un nightclub di Orlando che uccise 49 persone, o l’attentato in Bangladesh che fece oltre 20 vittime, la metà italiane. Va ricordato più di tutti l’esplosione di un kamikaze nello stesso quartiere di Karrada, in cui morirono oltre 300 persone, restando alla storia come la strage peggiore dell’Iraq. Ora la domanda sorge spontanea: il Ramadan, è un mese sacro o di massacro?

Dicorato Davide