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“A RACCONTARVI QUESTA STORIA NON È QUESTO VECCHIETTO CHE AVETE DAVANTI, MA QUEL BAMBINO DI UN ANNO CHE PARLA AL TELEFONO…”

Il nostro passato raccontato da chi ancora può cambiarci il futuro

“A RACCONTARVI QUESTA STORIA NON È QUESTO VECCHIETTO CHE AVETE DAVANTI, MA QUEL BAMBINO DI UN ANNO CHE PARLA AL TELEFONO…”

La testimonianza di Enrico Modigliani agli alunni del Liceo A. Landi

Durante l’assemblea d’istituto tenutasi il 31 gennaio il Liceo ha ospitato Enrico Modigliani, uno dei pochi uomini sopravvissuti all’Olocausto e   noi studenti   siamo stati rapiti dall’ascolto della sua testimonianza di vita, preziosa per la nostra.

Il signor Modigliani ha raccontato la sua storia con semplicità e, nonostante il tema presentato sia molto difficile da affrontare, ha saputo, quando poteva, alleggerirlo con quel pizzico d’ironia che lo caratterizza.

Enrico Modigliani è laureato in economia, è stato proprietario di due aziende di capi d’abbigliamento, ha ricoperto anche degli incarichi politici e, attualmente, è co-fondatore insieme a Piero Terracina, anche lui   sopravvissuto al campo di concentramento di Auschwitz, del “Progetto Memoria”, che coinvolge venti persone scampate  alla Shoah, che narrano la loro storia ai giovani per sensibilizzarli sul tema del razzismo e della discriminazione.

Enrico Modigliani ci ha fatto immergere in fatti storici molto importanti, come nessun libro di storia avrebbe potuto fare: la formazione del primo ghetto per gli ebrei a Roma, la liberazione della città dalla dittatura di Pio IX grazie ai bersaglieri italiani, i racconti su Hitler e Mussolini, la pubblicazione de “La difesa della razza” , l’entrata in guerra dell’Italia nel 1940, la caduta del fascismo, l’armistizio , lo sbarco degli americani ed, infine, “Il giorno più bello della mia vita”, il 4 giugno del 1944, quando la sua famiglia ricevette l’ordine di evacuazione.

Ci ha mostrato  foto di   documenti ufficiali  e ha avuto la generosità di condividere, oltre ai ricordi, anche immagini  della sua famiglia: tra le altre  un’immagine del  24 maggio 1915, in cui  suo nonno, richiamato in guerra come ufficiale medico , appare affiancato da altri due pari-grado. L’ufficiale Enrico, pediatra, notò  che il 93% dei bambini che morivano in guerra erano figli di madri nubili; inizialmente decise di ospitare queste donne in casa propria , in seguito riuscì ad avere per loro un edificio a cui potessero far riferimento per i loro problemi quotidiani , su cui,   nel 1931, dopo la morte del dottor Modigliani ,  fu posta la targa di  “Istituto Enrico Modigliani”.

Il padre Giorgio , ci ha raccontato ancora Enrico Modigliani,  lavorava prima delle leggi razziali presso il  Ministero dell’Agricoltura, da cui venne poi licenziato perché ebreo; fortunatamente riuscì a trovare un altro impiego e la sua laurea gli valse appena a svolgere il lavoro di rappresentante di impermeabili. Nei periodi estivi, prosegue  Enrico, si  andava in villeggiatura a Velletri,  dove la sua famiglia conobbe quella dei Cervini che li ospitarono poi nella loro grotta quando scoppiò la guerra. La sua famiglia è riuscita a salvarsi perché cambiava sempre nuovi rifugi, come quello ad Acqua Palomba, dove si nascondevano circa quindici persone.

Il 25 settembre 1943, narra , arrivò per gli  ebrei l’ordine dai nazisti di consegnare  entro 48 ore 50 chili d’oro , altrimenti 200 capofamiglia sarebbero stati deportati; contribuirono anche persone non ebree e la famiglia Modigliani versò 60 grammi ma, non raggiungendo la cifra prestabilita, iniziarono le deportazioni. Il numero aumentò fino a circa  1200 persone ,che furono catturate , inviate  in un collegio militare e poi ad Auschwitz. Ne tornarono solo 15. Il signor Modigliani ha ricordato anche la storia di un ragazzo, uno dei tanti delatori, che arrivò a denunciare e a consegnare ai nazisti la propria fidanzata e la famiglia di lei. Fu ricompensato con un bottino di 5.ooo lire per gli uomini, 4.500 per le donne e 1.500 per i bambini. Forse questo ricordo è tra quelli che continuano a bruciare più di altri nella memoria del sig. Modigliani,  che dichiara una condanna  addirittura più netta nei confronti dei fascisti che dei nazisti.

Nel frattempo, la famiglia Modigliani, grazie a documenti falsi, riuscì  a rifugiarsi in un appartamento a Roma ed è proprio lì che il 4 giugno del 1944 sono stati liberati.

Il mondo di oggi è all’insegna del continuo mutamento, che sembra voler, e dover,   relegare ciò che è avvenuto solo un mese prima già nel dimenticatoio nel mese successivo, un flusso ininterrotto, quanto più si può veloce,  in cui  la memoria storica collettiva si confonde sempre con ciò che è obsoleto.

La preziosa testimonianza di Modigliani mira a cambiare questa definizione: il passato è il futuro; una società non può aspirare ad un futuro migliore senza guardare il suo passato e la storia di Enrico deve   servire da insegnamento a noi giovani per la vita che sceglieremo deliberatamente   di condurre .

“La cittadinanza è dunque divisa; da una parte ci sono i Cattivi, da un’altra i Buoni, e infine gli Indifferenti. La maggior parte dei cittadini sono indifferenti ma l’indifferenza è la cosa più pericolosa che ci sia” : questo è il suo insegnamento.  Modigliani  ha saputo lanciare un appello a tutti gli indifferenti che credono che soli pochi  eletti (che siano i ‘buoni’ o i ‘cattivi’) abbiano il potere di cambiare il mondo.

Il futuro è opera e responsabilità di tutti, e quel bambino di un anno col cappello che parla al telefono ci dice  che a cambiare il mondo servono  quegli indifferenti che tanti anni fa  sono stati affacciati  a guardare.

 

 

Aurora Ierussi

Marco Molteni