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QUALE SARÀ IL FUTURO DELLA TURCHIA?

Nella giornata del 5 febbraio il presidente turco Recep Tayyp Erdogan  è giunto in Italia per una breve visita, con lo scopo di valersi del  Bel Paese come mediatore per ricucire i rapporti con Bruxelles e Ankara. Erdogan ha scelto l’Italia per questo compito per due semplici fattori: il suo orientamento inclinato verso l’adesione di Ankara all’UE e la presenza del Vaticano.

Sono ancora pochi però i punti di incontro, e troppi quelli di disaccordo, tra Turchia e Unione Europea. Un esempio può essere la violazione dei diritti umani di cui è accusata la Turchia da Francia e Germania, delle migliaia di arresti scattati dopo il golpe contro Erdogan (15 luglio 2016). C’è poi la questione della crisi siriana, considerata terra di terroristi dal capo di stato turco, ma territorio innocua dal resto dell’Europa e degli Stati Uniti. Inoltre l’Olanda ha appena ritirato il suo ambasciatore dal territorio turco.

Nonostante Bruxelles sia consapevole dell’utile posizione geopolitica della Turchia e del suo potente e organizzato esercito, la situazione rimane di stallo, in quanto la porta per l’adesione all’UE è ancora chiusa, e non sembra che Erdogan stia facendo grandi sforzi per aprirla. Sta anzi cercando di avvicinarsi anche ai paesi asiatici, guardando sempre di più alla Cina e soprattutto a Putin, orientamento che non viene condiviso dai  capi  di stato europei.

Gli scontri tra Turchia e USA iniziarono pochi giorni dopo il golpe, con Erdogan che aveva designato in Fethullah Gulen, suo ex alleato, ora residente negli Stati Uniti, il principale colpevole della ribellione. Gli americani lo difesero, e questo creò tensioni con i Turchi. Tensioni che si intensificarono quando in Siria, nella guerra tra i ribelli e i Curdi, gli americani decisero di armare proprio questi ultimi, rivali della fazione sostenuta dalla Turchia.

L’ultimo capitolo dell’allontanamento della Turchia dai paesi europei è segnato dal referendum proposto da Erdogan nell’aprile del 2017, passato con il consenso del 51,4% dei votanti , con il quale ha trasformato il paese in una repubblica presidenziale, accaparrandosi la possibilità di rimanere presidente fino al 2029, il potere di nominare i ministri e intervenire nel sistema giudiziario, secondo Erdogan troppo influenzato da Gulen. Il presidente potrà inoltre licenziare dipendenti pubblici in caso siano anche solo sospettati di essere lontani dalle posizioni da lui assunte . Questo ha attirato le critiche e le reazioni preoccupate del resto dell’Europa. Secondo diversi analisti,però,  il vero obiettivo di Erdoğan era ottenere il consenso dei nazionalisti turchi, contrari all’ingresso nell’Unione Europea, la cui base politica si era in precedenza allontanata dalle posizioni del presidente. In pratica Erdoğan ha dimostrato di poter sacrificare senza troppe reticenze il suo rapporto con i paesi europei per questioni di opportunità in politica interna.

 

 

Francesco Valeri