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PIRANDELLO TORNA IN SCENA

“E riposa l’innocente, e il male che ha fatto nascendo non è colpa sua e dovete giurare, giurare!, che quando crescerà continuerà a risposare con questa innocenza”

“E il figlio non può essere che di uno o di nessuno”, con questa frase si può capire la causa scatenante della vicenda dell’opera teatrale “O di uno o di nessuno” di Pirandello, messa in scena dalla compagnia Dell’Eclissi, il 1 Ottobre presso il teatro Tognazzi di Velletri, in occasione del 150° anniversario dalla nascita di questo grande autore.

Questo secondo spettacolo del trittico pirandelliano, promosso dal direttore del teatro Roberto Becchimanzi, esalta la figura della dignità femminile e della maternità, rappresentate da Melina, giovane madre che è disposta a rinunciare alla propria vita per la salvezza e serenità del figlio. A questo personaggio così nobile si contrappongono i due protagonisti maschili Carlino e Tito, la cui amicizia si infrange davanti al logorante dubbio della paternità del bambino, poiché entrambi avevano condiviso l’amore della donna.

I due uomini, mossi da un forte egoismo, non si curano né dei desideri e dei sentimenti di Melina né del figlio, risultando immaturi, emotivamente fragili e estremamente competitivi. In contrasto con queste due figure troviamo l’avvocato Merletti, quasi il loro “grillo parlante” che cerca di mitigare gli animi irruenti.

L’opera, a giudicare dagli applausi entusiasti del pubblico, è stata molto apprezzata nonostante questo sia considerato un testo minore di Pirandello. Il successo è stato senz’altro dovuto alla bravura degli artisti nell’interpretare dei personaggi così complessi e sfaccettati.

Al termine dello spettacolo i due attori protagonisti e il regista Marcello Andria hanno concesso una breve intervista al nostro giornale.

Alla domanda se sia più un onore o una soddisfazione rappresentare un’opera pirandelliana, hanno risposto che è sì un onore ma soprattutto un impegno poiché maggiore è lo spessore del testo maggiore è l’impegno per rendere onore all’autore, dando vita a parole che altrimenti resterebbero sulla carta. Ed è un onere perché ci si “carica di un personaggio che è stato disegnato e lasciato a noi e a chi lo vivrà, lo si calza come un vestito, dopo te lo porti dietro, pian piano te lo lasci alle spalle e certe volte non te lo togli nemmeno completamente. È una grande responsabilità”.

“Perché avete scelto proprio questo testo umoristico-tragico?”

Il regista ha esordito dicendo che la compagnia Dell’Eclissi ha già portato in scena altri testi pirandelliani, e questo, “benché sia tratto da una novella di fine anni ’20 ha ancora una forte vitalità, con questi due giovani in un conflitto maschile e maschilista che alla conclusione della nostra interpretazione ritornano, in qualche modo, alle antiche abitudini”, con la partita di dama che apre e chiude lo spettacolo.

“Può essere considerato ancora attuale?”

Il regista sostiene che ovviamente non sussiste il dubbio della paternità poiché di questi tempi è sufficiente il test del DNA, ma, esaminando i motivi di fondo, si può notare come siano ancora presenti; questo si evidenzia tutt’ora nella concezione di subordinazione della donna all’uomo che si riscontra nei femminicidi e nelle violenze che avvengono quasi ogni giorno.

A conclusione dell’intervista, gli attori concordano sull’importanza del pubblico, il quale con una semplice risata dà forza e carica a chi è sul palco che non è isolato, dato il rapporto di interdipendenza tra platea e palcoscenico, perché “sono due poli opposti, non li puoi separare, sono come il nord e il sud di un magnete. Uno spettacolo è come una messa laica, pagana, e lo squillo di un cellulare è come una coltellata, è come dire “tu non conti niente”.

L’intervista si è conclusa con l’invito, che noi rigiriamo a voi, di fare e andare a teatro poiché porta una grande crescita emotiva, ed è “un allenamento per se stessi”.

Addessi Seila