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PAOLA BASSANI RACCONTA SUO PADRE.

Sabato 30 Settembre, nell’Aula Magna dell’Istituto Agrario di Velletri, si è tenuta la conferenza in memoria dello scrittore Giorgio Bassani e a raccontarcelo, come nessuno avrebbe potuto fare,  è stata sua figlia Paola Bassani. Abbiamo avuto la possibilità di farle qualche domanda alle quali ha risposto con grande disponibilità.

“Avendo vissuto un’infanzia consapevole di essere circondata da grandi intellettuali, tra cui Pasolini, Moravia , come rivede a posteriori questa possibilità che ha avuto?”                                                                                                “Io e mio fratello partecipavamo alle cene dei nostri genitori con questi amici, straordinari e quando mamma e papà  invitavano Pasolini, Moravia, Morante non ci mandavano a letto ma stavamo lì con loro, come dei grandi, e se penso a questo mondo incredibile nel quale ho vissuto mi sento una privilegiata ad aver potuto assistere alle loro discussioni che mi hanno aiutato al meglio nella mia formazione.”

“Suo padre le ha mai parlato del periodo in cui in Italia vennero applicate le leggi razziali avendo preso parte della resistenza antifascista?”                                                                                                  “Alla fine della guerra non si faceva altro che parlare di quel  periodo così travagliato e penoso, al contrario però papà non ci parlava tanto di quello che lui aveva sofferto, perché era un uomo che  guardava molto al futuro. Iinoltre tutta la sua letteratura si basa su quello che lui ha sofferto, le leggi razziali , i fascisti gli antifascisti… ma nella vita pratica lui non ne parlava con noi, a chi domandavamo era la mamma che ci raccontava e spiegava tutto.”

“Si ricorda se suo padre quando scriveva coinvolgeva lei insieme alla sua famiglia?”                            “Lui ci coinvolgeva completamente nella sua letteratura perché ci leggeva, volta per volta, tutto quello che scriveva, come faceva anche un altro scrittore, Thomas Mann il quale leggeva le bozze delle sue opere ai propri figli, e lui faceva lo stesso con noi e poi ci chiedeva: “Vi piace più così o così” come se fossimo i suoi giudici.”

“E’ possibile che l’ispirazione del giardino dei Finzi Contini provenga da Ninfa? E in che modo il giardino di Ninfa gli è stato di ispirazione?”                                                                                                                 “Certo, lui conosceva molto bene la principessaCaetani, fondatrice della rivista “Botteghe Oscure” e io mi ricordo che anche noi bambini eravamo invitati insieme i nostri genitori a Ninfa, nei fine settimana, dove passavamo le giornate. A mio padre questo posto è rimasto così impresso nella mente che, dopo le “Cinque storie ferraresi”, voleva fare un cosa molto diversa, più magica, e essendo Ninfa un giardino sublime, paradisiaco ma allo stesso tempo mortifero,  gli fu d’ispirazione perché era perfetto con la sua storia”

“Con “ Gli occhiali d’oro” Bassani come affrontò il delicato tema dell’omosessualità in periodo storico di grande chiusura?”                                                                                                                                        “E’ riuscito ad affrontare questo tema umanizzando all’estremo l’omosessualità, rendendola parte di tutti, vedendo la parte dolorosa di Fadigati che viene messo al bando solo perché omosessuale. Quindi ha fatto qualcosa di molto importante per la sensibilità, la cultura e l’educazione Italiana. Inoltre bisogna ricordare che aveva un grande amico omosessuale, Pier Paolo Pasolini, ed è possibile che mio padre abbia sentito in questo romanzo l’influenza di Pasolini.”

Al termine dell’intervista la prof.ssa Paola Bassani ha ringraziato commossa per l’interesse dimostrato da noi ragazzi per suo padre e la sua storia.

 

Andrea D’Ottavio