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OTTANT’ANNI DOPO LA PARTENZA DI ENRICO FERMI E LA SCOMPARSA DI MAJORANA

Sono già trascorsi ben 80 anni dalla partenza dall’Italia di Enrico Fermi per gli Stati Uniti e dalla scomparsa di Majorana. Questo è stato il tema centrale della conferenza svoltasi il 16 maggio nella biblioteca del liceo scientifico e linguistico Ascanio Landi e dedicata a tutti gli appassionati della fisica. La conferenza è stata presentata dal professore Gianni Battimelli, il quale ha mostrato la vita, i successi e le motivazioni per cui i due scienziati italiani decisero di abbandonare l’Italia. I due grandi fisici italiani vissero entrambi negli anni ’30.

Le loro vite furono molto intrecciate e nonostante siano stati caratterialmente diversi entrambi hanno deciso di fuggire via, chi per una ragione e chi per un’altra. Il professore ci ha mostrato la vita di questi due personaggi, iniziando prima dal “Piccolo genio” Enrico Fermi, che si può considerare tale poiché fin da bambino mostrava grandi capacità di tipo matematiche. Nel ’26 divenne il primo professore ad avere la cattedra di fisico teorico nell’istituto di Via Panisperna.; qui si circondò di un gruppo di ragazzi che lo ha aiutato molto nelle sue ricerche, noto con il nome “I Ragazzi di via Panisperna” formato da alcuni giovani fisici: Edoardo Amaldi, Franco Rasetti ed Emilio Segrè, ai quali nel 1934 si aggiunsero Bruno Pontecorvo e Il chimico Oscar D’Agostino. In campo teorico, si distingueva la figura di Ettore Majorana che preferiva sempre lavorare in disparte.

Grazie alle sue attività di ricerca con il gruppo dei “Ragazzi di Via Panisperna”, Fermi ottenne il Nobel assegnato nel 1938, anno in cui in Italia vennero promulgate le leggi razziali che spinsero Fermi, e anche altri fisici, a trasferirsi negli Stati Uniti. Ciò che ci ha lasciato Fermi ha un valore inestimabile per lo studio della fisica, come ad esempio i fermioni, la statistica di Fermi e le coordinate di Fermi. Ma il campo dove Fermi si è distinto per i suoi studi è stato quello della fisica nucleare, grazie alle sue scoperte e ai suoi esperimenti sulla fissione e sulla radioattività artificiale indotta dai neutroni lenti.

Majorana, al contrario di Fermi, può essere considerato un personaggio molto noto per la sua fine misteriosa ma pochi conoscono le sue straordinarie doti di scienziato. Egli in verità ha lasciato un numero esiguo di lavori perché si è dimostrato molto restio a mettere per iscritto le sue brillanti intuizioni scientifiche.

Secondo Fermi Majorana era un genio eccezionale, il più grande fisico teorico di quel tempo. Fermi affermava anche che molti scienziati, sebbene lavorassero molto per perseguire i loro obiettivi e riuscire nel loro lavoro, non riuscivano a avere dei risultati soddisfacenti. Questo aspetto influenzò molto Majorana.

Dopo il soggiorno tedesco e la morte del padre, decise di accettare la cattedra come fisico teorico nell’Università di Napoli; prima di partire per un viaggio a Palermo, decise di scrivere alcune lettere al suo amico Antonio Carrelli e ad alcuni familiari, facendo capire le sue intenzioni suicide. Perciò di Majorana non si hanno più avuto sue notizie dal 26 marzo del 1938, dalla sua ultima lettera nella quale prometteva un ritorno che non è mai avvenuto.

Forse come aveva detto il professore, Majorana ha deciso di compiere questo atto estremo poiché aveva previsto i futuri e catastrofici usi del nucleare, ovvero la bomba atomica. Altri tipi di ipotesi sulla scomparsa prevedono il raggiungimento degli Stati Uniti o della Germania (per poi entrare a fare parte del Terzo Reich). Dunque questi due personaggi, seppur diversi fra loro, sono forse considerati gli scienziati più importanti del ‘900 e senza il loro aiuto nel mondo scientifico non avremmo mai avuto la conoscenza così approfondita dell’atomo, dalla quale deriva una grande parte della fisica moderna.

-Astolfi Michela