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È NATA LA REPUBBLICA ITALIANA

18 giugno 1946

La Repubblica ha vinto. Ha vinto con una maggioranza non grande, ma appunto perché non grande essa sta a dimostrare la tenace resistenza contro cui il popolo ha dovuto a suo onore lottare, le diffuse paure che ha dovuto vincere e la coalizione di malintesi interessi e di torbide nostalgiche fermentazioni che è stato costretto ad affrontare. Forse non è male che la vittoria sia stata così tenacemente contrastata. Se alla Repubblica si fosse addivenuti subito dopo la liberazione, si sarebbe potuto credere a un moto irriflessivo del momento eccitato e passionale.

Così, invece, la tregua istituzionale, voluta dagli alleati, avendo permesso una lunga, aperta, meditata discussione durante la quale tutti i pro e i contro dell’arduo problema sono stati messi sotto gli occhi del popolo italiano, ha dato alla decisione di domenica una consapevolezza e una serietà che non possono fare a meno di avvalorarne l’alto significato.

L’ostacolo maggiore da superare era in noi stessi, nel nostro istintivo conservatorismo, nella titubanza ad alterare una struttura nella quale, per una illusione allettatrice, ma falsa e insidiosa, credevamo di vedere l’ordine, la stabilità, la quiete e l’unità. Il popolo italiano ha superato anche questo ostacolo, creato più che altro da fattori psicologici e alimentato, ad arte, da troppo evidenti manovre. Ha preso il coraggio a due mani ed è entrato nella nuova strada ben sapendo ciò che gli spetta. Perché diciamolo subito, un compito grave gli spetta: la Repubblica è stata voluta e affermata, ma ora bisogna farla questa Repubblica e, sopratutto, bisogna fare questi repubblicani. Il nostro compito, ricordiamocelo, non è finito, ma è appena cominciato domenica.

Abbiamo detto: è qui che sorgerà la nostra casa, ma ora bisogna costruirla, questa casa e saperla costruire. Noi crediamo fermamente che riusciremo ad assolvere questo compito. Mai come in quest’ora abbiamo avuto tanta fede nel popolo italiano.

Repubblicani e monarchici, Nord e Sud, apparentemente divisi, ritroveranno ora la loro unità in un solo pensiero, in un solo sentimento, in una sola idealità: l’Italia.

Questa Italia – che vuole rinascere, che vuole rigenerarsi, e che di fronte agli stranieri e soprattutto di fronte agli alleati ha dato la dimostrazione di avere rotto nettamente con il suo recente passato volendo rivivere con un nuovo viso e animo nuovo, – si impone al rispetto di noi stessi e di tutto il mondo civile.

Non si torna: non si tornerà più indietro. Il Paese ha detto la sua parola domenica: tutti, uomini e partiti, si sono impegnati ad accettarla. Tutti la accetteranno.

 

Sara Habilaj

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