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MAHATMA GANDHI E LA MARCIA DEL SALE

Il 12 marzo di 88 anni fa si tenne la prima manifestazione pacifica, “la marcia del sale”.

Le dimostrazioni pacifiche sono un diritto riconosciuto dalla nostra Costituzione e da quella di altri Paesi del mondo. Recentemente giungono notizie riguardanti violente repressioni, con morti e feriti, effettuate sui manifestanti disarmati, rei di promuovere la dignità della persona umana e il rispetto dei diritti fondamentali (un esempio recente è dato dalle vicende del Congo).

Vincere una guerra senza spargere sangue, ma attraverso azioni non violente, tra cui il picchettaggio, le marce, lo sciopero della fame, della sete e la disobbedienza civile, è stato quanto espresso dal pensiero e dall’azione di Gandhi. Del padre della non violenza scegliamo di ricordare una storica manifestazione, avvenuta dal 12 marzo al 5 aprile del 1930, conosciuta come la ͚marcia del sale. Gandhi aveva già attivato lotte non violenti e perorato cause quando, in questa circostanza, invitò i marciatori ad indossare l’abito bianco, detto “khadi” e a marciare con lui per 385 chilometri, da Ahmedabab a Dandi, per opporsi alla tassa sul sale, su cui vigeva l’assoluto monopolio imperiale imposto dal Governo Britannico. Alle saline del Butan il Mahatma, con gli occhi rivolti l’oceano, raccolse un pugno di sale in segno di libertà e giustizia. La polizia per sedare la rivolta colpì i manifestanti, ma la marcia non si fermò.

Una protesta straordinaria in ricordo del massacro di Amritsar, avvenuto nel 1919, quando l’esercito inglese uccise 379 civili che si erano riuniti disobbedendo pacificamente alla legge britannica, che vietava agli indiani di radunarsi e in seguito alla quale, Gandhi, proclamò la totale non collaborazione con il governo inglese. A questa vasta rivolta non seguirono immediate concessioni e ci vollero numerose altre azioni per ottenere l’agognata indipendenza (1947). L͛’arsenale del Mahatma era riempito di parole e di pensieri, armi di pace che si sono espresse in azioni non violente. Esse, ancora oggi, indicano valori e strade, ricordandoci che opporsi alle ingiustizie, ovunque si verifichino, è un diritto inalienabile di ogni cittadino poiché è importante esprimere i propri ideali.

 

Matteo Ascenzi