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L’UNIONE FA LA FORZA (ANCHE SOTTO LA PIOGGIA INGLESE!)

Il 16 marzo si è concluso lo stage a Cambridge, con un caloroso rientro nelle proprie famiglie; potremmo parlare dei mille aspetti e punti di vista di questa esperienza, primo tra i quali lo scopo educativo, che ci ha permesso non solo di conoscere una società con la propria quotidianità e tradizione, ma anche di imparare ad adattarci ed accettare tutte le differenze riscontrate rispetto alla nostra cultura, e di superare le difficoltà. Sono esperienze che incitano all’autonomia, ad aprire gli occhi su diversi orizzonti e capire che il mondo è troppo vasto e ricco per non essere conosciuto. Tra i vari aspetti poi c’è quello comico; nei primi giorni è stato difficile riuscirsi ad abituare alla guida a sinistra ad esempio, e a volte è capitato di pensare che il bus o il taxi stesse travolgendo la macchina sulla corsia destra, dirottando la propria strada, quando invece si trattava di un semplice sorpasso. Le numerose incomprensioni e la ricerca sfrenata di cibo nei diversi locali della bellissima città hanno portato a molte risate, e sorrisi a 32 denti, nel momento in cui si rispondeva  alla domanda di alcuni passanti : “Ma siete italiani anche voi?”   “Sì, onore alla patria”. La visita a Londra poi, nella giornata di domenica, è stata molto interessante ed emozionante, soprattutto per aver visto Buckingham Palace con i propri occhi e non attraverso uno schermo, per i numerosi e profumati spazi verdi, anche se è stato deludente non aver potuto ammirare il Big Ben dato che in fase di restauro. Una lunga e stancante giornata quella a Londra, ma sicuramente travolgente. La città di Cambridge poi è quasi allo stesso modo affascinante, molto ordinata, caratterizzata da ampi spazi verdi nei dintorni dei prestigiosi college della città e da persone abbastanza gentili. Ci sono stati alcune lievi incomprensioni nei primi giorni tra alcuni dei nostri compagni e i ragazzi locali e sicuramente anche un po’ di paura, essendo per alcuni la prima esperienza per gestire la propria capacità ed autonomia nel prendere i mezzi, ad esempio, e rientrare nelle case delle famiglie ospitanti al giusto orario. Possiamo dire che questo stage nella città caratterizzata dal suo background culturale, ci ha emozionato, ci ha fatto divertire, anche spaventare, ma soprattutto ci ha sbattuto in faccia una realtà differente che richiedeva il peso della propria responsabilità ed autonomia, pur accettandola o meno; ma, come si dice in questi casi, l’unione con il gruppo ha fatto la forza e abbiamo capito davvero che “Il sapere rende liberi”.

Giuditta Romaggioli