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LE PRIME DONNE ITALIANE AL VOTO 71° ANNI FA

La lunga battaglia per il suffragio universale. Il primo voto alle amministrative poi il referendum Repubblica/Monarchia

 

Sono trascorsi 71 anni da quel giorno che cambiò la storia dell’Italia, da quel 1946 che vide per la prima volta tutte le donne italiane al voto.

Repubblica o Monarchia? Questa la domanda di fronte alla quale si trovarono quasi 13 milioni di donne di diversa estrazione sociale e culturale, tutte felici di prendere parte al primo referendum istituzionale. Era il 10 marzo del 1946 e alle elezioni amministrative per rinnovare 436 comuni anche le italiane che avevano compiuto i 21 anni poterono esprimere il loro voto. Si trattò delle prime elezioni amministrative libere dopo il Fascismo. In quello stesso giorno un decreto introduceva anche il diritto all’elettorato passivo e un gruppo di donne veniva eletto all’Assemblea Costituente.

Il 2 giugno dello stesso anno le donne furono chiamate al voto per il referendum che avrebbe sancito la fine della monarchia e l’inizio della Repubblica. Un percorso tortuoso che ebbe un momento significativo nel 1877, quando Anna Maria Mozzoni, pioniera del nostro femminismo, presenta al Parlamento la prima petizione a favore del voto femminile. Ad approvare per prima il suffragio femminile la Nuova Zelanda nel 1893, seguita dall’Australia e dai paesi scandinavi nei primi del ‘900, poi dalla Russia, con la Rivoluzione d’Ottobre, la Gran Bretagna e la Germania dopo la Prima guerra mondiale e gli Stati Uniti nel 1920.

In quel 2 Giugno del ’46 il Corriere della Sera pubblicava un articolo intitolato ” Senza rossetto nella cabina elettorale” con il quale voleva invitare le donne a presentarsi presso il seggio senza rossetto alle labbra: “ Siccome la scheda deve essere incollata e non deve aver alcun segno di riconoscimento, le donne le donne nell’umettare con le labbra il lembo da incollare potrebbero, senza volerlo, lasciarvi un po’ di rossetto e in questo modo rendere nullo il loro voto”.

Il 2 Giugno vennero elette 21 donne all’Assemblea Costituente, ma nel tempo ottennero il decreto n°74 il quale conferiva il diritto di eleggibilità al governo delle donne italiane.

Il voto alle donne, o suffragio femminile, è una conquista piuttosto recente nella lotta alla parità dei sessi. Si tratta, infatti, del risultato di un profondo movimento di riforma politico, economico e sociale che ha  le proprie radici nella Francia del XVIII secolo. Al suffragio femminile, tuttavia, non si arriva nello stesso periodo in tutti i paesi del mondo anzi, spesso, si registrano decenni di differenza.

Nel Regno Unito i primi risultati cominciarono a vedersi nel 1832, quando con una riforma alle donne fu concesso il diritto di voto, anche se solo nelle elezioni locali.

Il movimento che diede eco maggiore alla lotta per il voto fu senza dubbio quello delle Suffragette, le appartenenti a un movimento di emancipazione femminile nato per ottenere il diritto di voto per le donne. Quello delle Suffragette, tuttavia, è solo il risultato di un’azione cominciata quasi un secolo prima sia durante la rivoluzione francese sia nel corso delle rivendicazioni, contemporanee a quelle francesi, in Inghilterra.

Fu la nascita del movimento delle Suffragette, nel 1872 nel Regno Unito, a dare il giusto impulso ad una lotta di tipo nazionale che, in pochi decenni, superò i confini nazionali per approdare anche negli paesi nel mondo.

In Inghilterra le rivendicazioni delle Suffragette arrivarono a un esito positivo solo con la legge del 2 luglio 1928, con la quale il suffragio fu esteso a tutte le donne inglesi.

Tuttavia non bisogna pensare che fu l’Inghilterra fu il primo paese al mondo in cui il voto fu esteso anche alle donne. Prima nel mondo, infatti, fu la Nuova Zelanda in cui il suffragio femminile fu ottenuto nel 1893.

Per quanto riguarda l’Italia il percorso che portò all’estensione del voto alle donne cominciò solo all’indomani dell’unificazione, avvenuta nel 1861. E se i primi movimenti di emancipazione si collocano nei primi anni del 1900 è solo all’indomani del secondo conflitto mondiale che, con il decreto legislativo del 10 marzo 1946, il Consiglio dei Ministri estese il voto anche alle donne che avessero compiuto la maggiore età (all’epoca 21 anni).

La Festa della Repubblica Italiana è una giornata celebrativa nazionale italiana, istituita per ricordare la nascita della nostra Repubblica . Si festeggia ogni anno il 2 giugno, data del referendum istituzionale del 1946, con la celebrazione principale che avviene a Roma.

 

 

Claudia Canini

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