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L’AVARO DI MOLIERE AL TEATRO TOGNAZZI DI VELLETRI

“Non ti do il buongiorno, te lo impresto”. Con una delle battute più apprezzate dagli spettatori, si può riassumere la mentalità e l’atteggiamento del personaggio principale della commedia “L’Avaro” di Molière: Arpagone. La rappresentazione, ad opera della compagnia teatrale “Al Castello” di Foligno, è stata messa in scena al teatro Tognazzi di Velletri il 12 gennaio e ha riscosso grande successo tra il pubblico accorso numeroso, composto perlopiù da uomini e donne di mezza età, senza però escludere la presenza di diversi giovani. La scenografia essenziale, i costumi semplici ma d’effetto e soprattutto la bravura degli interpreti hanno conquistato e divertito il pubblico, a giudicare dalle risate e dagli applausi al termine dell’opera, conclusa con la promessa da parte della compagnia di tornare con un’altra opera. La commedia, frizzante e allegra, è stata scritta da Jean-Baptiste Poquelin Molière, commediografo e attore francese, nato nel 1622 e morto nel 1673 per tubercolosi durante la rappresentazione de “il malato immaginario”. Appassionato di teatro grazie all’influenza del nonno materno, durante la sua vita scrisse numerose farse e tragedie, di cui le ultime ebbero scarso successo e lo portarono a essere incarcerato per debiti. Liberato con l’intervento del padre, non abbandonò la sua passione, lavorò come attore e comprese meglio i gusti e le aspettative del pubblico, riprendendo a scrivere. “L’Avaro” debuttò a Parigi nel 1668 al teatro di Palais-Royal con la compagnia “Troupe de Monsieur, frère unique du Roi” e nell’occasione l’autore interpretò Arpagone. L’opera, divisa in cinque atti, riprende il personaggio dell’“Aulularia” dell’autore latino Tito Maccio Plauto, è organizzata intorno alla forte critica verso la società seicentesca, troppo attaccata al denaro e allo sfarzo, e presenta molte situazione comiche e complesse intrecciate con la tematica amorosa. Racconta le vicende, svolte nell’arco di una giornata, di un uomo estremamente avaro e inquieto, ma attento alle apparenze, che non disdegna la compagnia di giovani donne e che coinvolge nei propri intrighi, causati da un’ansia quasi patologica di mantenere segreto il possesso di una cassa di denaro, la famiglia, i servi e alcuni danarosi conoscenti. In questo quadro si inseriscono le storie d’amore dei suoi figli, innamorati e intenzionati a sposarsi con due giovani che alla fine si scopriranno essere fratello e sorella. Il regista e attore della commedia, Claudio Pesaresi, intervistato dietro le quinte, ha raccontato il motivo della scelta dell’opera di un autore classico e geniale che tratta temi per certi versi ancora attuali, nonostante siano trascorsi quasi 350 anni dalla presentazione della commedia. Ha spiegato l’affiatamento che si crea tra gli artisti, appartenenti a generazioni differenti, accomunati dalla passione per il teatro che li spinge a riunirsi dopo il lavoro per allestire la rappresentazione, che non smettono di imparare l’uno dall’altro: ai più giovani viene trasmessa un po’ di esperienza e i meno giovani beneficiano dell’energia dei primi. Ha inoltre parlato dell’importanza d’immedesimarsi in un ruolo, unendo i caratteri comuni del personaggio con quelli dell’attore e scoprendo, talvolta, tratti nuovi della propria personalità che prima si ignoravano.

Mascioli Aurora