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LA NUOVA MATURITA’ IN FRANCIA

Parigi, il Baccalauréat, la maturità francese, non è un semplice titolo di studio: è una sorta di monumento nazionale che il prossimo 17 marzo compirà 210 anni, e nessun ministro dell’Istruzione è mai riuscito a modificarlo in profondità, non a caso la chiamano la “riforma impossibile”. Ma ora alle redini dell’Istruzione c’è Jean-Michel Blanquer che a differenza dei suoi predecessori è determinato ad andare fino in fondo nella rivoluzione. La volontà riformista è un rapporto di 50 pagine curato dall’ex direttore di Sciences Po Lille, Pierre Mathiot, sulla base del quale sarà costruito il “nuovo bac”. Il documento suggerisce una riorganizzazione totale del liceo francese, per favorire la nascita del “liceo dei possibili”, ma soprattutto una trasformazione del “bac” per inserirlo in un “continuum di formazione”, secondo le parole di Mathiot, tra liceo e università. Come auspicato da Macron nella sua campagna elettorale, l’ex direttore di Sciences Po Lille propone di ridurre a 4 le prove finali: le prime due, sulle discipline di approfondimento (“majeures”) scelte dall’allievo, si terranno dopo le vacanze di primavera; le altre due, l’intoccabile esame di filosofia e un “grande orale interdisciplinare”, a giugno. La rivoluzione, oltre allo snellimento numerico delle prove, è rappresentata, appunto, dall’introduzione del “grand oral”, direttamente ispirato all’ultima prova dell’esame di maturità italiano.  Si tratta indubbiamente di un segnale forte indirizzato a un sistema educativo, quello francese, che non ha mai messo l’accento sull’orale.  Lontano dai test a crocette anglosassoni, Blanquer, attraverso Mathiot, crede molto nelle virtù della prova orale à l’italienne per formare le future generazioni a prendere la parola in pubblico, ad argomentare e a difendere le proprie idee. Il “grand oral” immaginato da Mathiot durerà trenta minuti e si baserà su una tesina interdisciplinare che lo studente presenterà davanti a tre esaminatori: un professore del proprio liceo, un esterno, e, probabilmente, una persona proveniente dalla società civile. A differenza di quello italiano, tuttavia, la prova orale varrà il 15 per cento del voto finale, e non il 30. Questo esame è indispensabile per andare poi all’università.

Matteo Rosati