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LA LISTA. L’ARMA PIÙ POTENTE DELLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA.

«Dalla rapina del secolo alla loggia del P2, passando per Tangentopoli fino a Mafia Capitale»

La lista è un enorme patrimonio di nomi, di segreti, di ricatti dei quali ci si avvale e ci si è avvalsi per garantire l’”ordine” e la connivenza in un paese a sovranità limitata, intossicata da apparati dalla doppia obbedienza non necessariamente repubblicana.”

 

La storia politica segreta   del nostro Paese dalla seconda metà del XX secolo ai nostri giorni   è caratterizzata da  liste.

 

Dagli affiliati alla loggia “Propaganda 2”, a Tangentopoli ,   alla rapina del caveau del Tribunale di Roma del 1999,  fino al recentissimo caso di Mafia Capitale: tutti questi fenomeni sono legati da un unico grande comune denominatore .Una Lista. Dunque che cos’è e da chi è redatta la Lista? La Lista è un  patrimonio inestimabile fatto di  nomi, di segreti, di ricatti, dei quali ci si avvale e ci si è avvalsi per garantire l’  “ordine” e la convivenza in un paese a sovranità limitata, intossicata da apparati legati ad una “doppia obbedienza”,  quella ufficiale, dovuta allo Stato, e quella sotterranea, ma non meno vincolante, dovuta ai vari boss e ai capi a vario titolo.

 

La spaventosa discesa lungo una spirale verso il basso nella politica corrotta del nostro Paese  inizia il 20 Aprile 1981 quando, un giovane ventunenne, natio di Milano, trasferitosi  piccolissimo a Roma dove, sin da subito, si inserisce nella “macchina criminale” delle strade romane;  sopravvive ad una fuga che gli costa l’occhio sinistro. Risponde al nome di  Er Cecato, al secolo:  Massimo Carminati. Carminati si concentra fin da subito e con ferma determinazione  verso l’ambizioso obiettivo del controllo del territorio e della politica,   facendo del ricatto la sua strategia di azione. E’ uno intraprendente, che non ammette “no” come risposta. Prima ancora dello Stato, a Roma, c’è lui, capo del suo territorio, circondato dai suoi “bravacci”,  ai quali delega le mansioni più sporche. La sua, la Banda della Magliana, sia perché ne fa parte sia perché ne è il capo, è un’agenzia del crimine che pezzi dello Stato e  apparati deviati utilizzano per i lavori meno trasparenti.  Accoglienza per i migranti, campi rom diventano affari  nelle mani di Carminati, insieme a appalti truccati, spostamenti di denaro fraudolenti, falso in bilancio, taglieggiamenti. “Un business che rende più della droga” afferma lui stesso a Roma durante un’inchiesta.

 

E’ questa la grande mafia che dilania il nostro paese, serpeggiando nell’oscurità. Non è solo quella, più nota,  dei grandi traffici illegali di narcotici,  bensì quella fondata sulla catena che lega  il mondo della corruzione e dell’illegalità e l’amministrazione pubblica. Fatta di debiti, di patti, di omertà,  da decenni ormai caratterizza la nostra politica e il  modo di fare di persone che conoscono un solo significato, alterato,  della parola “amicizia” , intesa come legame tra chi ha favorito e chi ha usufruito e per questo è diventato schiavo. E’ il sistema in cui  nessuno si muove per nulla. Illegalità e Stato non sono per niente da considerare come due entità ben distinte, l’una contro l’altra nell’eterna lotta tra il bene e il male, bensì come un unicum in cui l’una non potrebbe esistere senza l’altro,  tanto che spesso non si è determinato facilmente il confine  tra Stato e  criminalità. Un unico grande organo composto da corrotti e corruttori, che tramite favori e minacce sono  riusciti  ad ottenere la complicità di coloro che avrebbero potuto denunciare la corruzione,  di cui invece si comincerà a parlare solo anni dopo, con Tangentopoli. Lo Stato e i suoi affari sono diventatati a volte  un vero e  proprio dramma dal copione perfetto,  esattamente calcolato, in cui la realizzazione delle opere pubbliche da parte delle ditte private (per esempio) è stata  decisa seguendo turni di assegnazione e il guadagno diviso tra di esse. A capo di quest’ organizzazione ci sono i boss mafiosi,  ripagati con protezioni politiche dalle indagini, ma anche con la partecipazione alla spartizione delle tangenti.

Come detto prima, il confine tra Istituzione e criminalità è stato praticamente impercettibile. Come è potuto avvenire? Per rispondere a questa domanda ci viene in aiuto una Lista. Un documento rinvenuto il 17 marzo 1981: l’elenco degli affiliati della loggia “Propaganda 2”, una loggia massonica, sciolta ufficialmente nel 1974 e ricostituita un anno dopo, nel ’75, sotto la guida di Licio Gelli , con cui  si rafforzò come potente forza occulta,  in grado di condizionare il sistema economico e politico italiano. Proprio leggendo e analizzando questo importante documento si capisce il nesso tra Stato e criminalità e il motivo per il quale quest’ultima sia potuta esistere in quegli anni senza essere perseguita in modo deciso . Il connubio Stato-mafia, d’altronde,  è ciò che rende la mafia La Mafia,  e che la distingue dai gruppi quali lo squadrismo o le forze neonaziste.

Tra i  962 nomi degli affiliati alla P2 compaiono i nomi di  44 parlamentari, 2 ministri, un segretario di partito, 12 generali dei Carabinieri, 5 generali della Guardia di Finanza, 22 generali dell’esercito italiano, 4 dell’aereonautica militare, 8 ammiragli, magistrati e funzionari pubblici, direttori e funzionari dei servizi segreti, giornalisti, professori universitari,  imprenditori.

Così non  stupisce più che i grandi boss mafiosi e gli appalti illegali siano  passati inosservati per talmente tanto tempo. Tutti erano parte dello stesso  gioco. Questi due mondi, quello della criminalità e quello istituzionale, si mescolavano in un solo grande “crogiuolo”, dove  si sono fusi  in una specie di  “mondo di mezzo”, a capo del quale si trova Carminati, unico e indiscusso sovrano di un  regno in cui  dalla famosa amicizia <<deve nascere un discorso che facciamo affari insieme. Perché tanto, nella strada, comandiamo sempre noi. Non comanderà mai uno come loro sulla strada. Avranno bisogno di me>> dichiara Er Cecato in un articolo di Carlo Bonini per Repubblica.  Interessante quest’affermazione di Carminati; si capisce proprio come ha funzionato la politica capitolina, in cui, prima di andare dallo Stato, si va da lui, si va da Carminati.

Alla luce di tutto questo, dello stretto legame tra mafia e stato pleonastico, comprendiamo come Tangentopoli, la rapina al Tribunale di Roma del ’99,  Mafia Capitale  siano nate e si siano sviluppate sotto la garanzia  di una lunga, indiscussa e terrorizzante “lista”.

 

Matteo Molteni

Direttore della “La Gazzetta del Landi”