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LA GAZZETTA AL CENTRO ASTALLI

Venerdì 6 aprile 2018, noi alunni del Liceo Landi, alcuni appartenenti al gruppo “Gazzetta del Landi”, abbiamo partecipato ad un focus di approfondimento presso la sede del Centro Astalli in via del Collegio Romano 1 a Roma. Qui abbiamo incontrato un esperto giornalista che ha affrontato con noi il tema delle migrazioni trattato dai mass media.
Subito si è entrati nel vivo del problema parlando dei rifugiati, profughi, migranti forzati: tutti questi sono esempi di persone che fuggono in cerca di protezione dopo essere state costrette ad abbandonare, da un giorno all’altro, la loro quotidianità. Arrivano dopo aver lasciato alle spalle tutto: lavoro, amici e un paese in cui non potranno mai più tornare. Raramente ne sentiamo parlare perché le guerre, le violenze e le violazioni dei diritti umani che avvengono nel mondo trovano poco spazio nei media italiani.
I migranti forzati sono un popolo immenso, che aumenta costantemente anno dopo anno. Di fronte a emergenze che diventano rapidamente catastrofi umanitarie (Siria, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Centroafricana, Mali, Sudan e Sud Sudan) i sistemi di protezione appaiono sempre più fragili e incerti.
Il nostro Stato Italiano riconosce il diritto d’asilo all’art. 10: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge”.
Il Centro Astalli punta sui giovani per gettare le basi di una società interculturale più sana. Ci hanno parlato dell’importanza di avere una società in cui le diversità etniche, linguistiche e religiose siano considerate una ricchezza e non un ostacolo per il nostro futuro.
Il diritto d’asilo e il dialogo interreligioso sono i temi che il Centro Astalli da anni propone di approfondire alle scuole italiane.
Tutto ciò attraverso i progetti “Finestre – Storie di Rifugiati” e “Incontri” grazie ai quali migliaia di studenti ogni anno hanno la possibilità di ascoltare testimonianze dirette di uomini e donne che hanno vissuto l’esperienza dell’esilio.
Abbiamo avuto l’opportunità di ascoltare la testimonianza di Sumaila, un ragazzo di 30 anni, che è dovuto scappare dal Mali tre anni fa. La sua è una storia con molte vicissitudini. Nel paese natale era un normale ragazzo laureato in giurisprudenza, specializzato in diritto internazionale e privato, che aveva però intrapreso la strada sbagliata, poichè aveva iniziato a lavorare in un partito politico. Dopo la morte di Gheddafi in Libia nel 2013 ci sono state delle ripercussioni nel suo paese da parte dei simpatizzanti e dall’esercito di Gheddafi. Dopo il colpo di Stato il presidente era scappato in Senegal lasciando così il paese incustodito, in balia dei militari. I partiti politici si erano organizzati, ma il nome del nostro rifugiato si trovava sulla lista delle persone indesiderate giudicate pericolose, perciò da arrestare. Fortunatamente si trovava in Burkina Faso dove è rimasto prima di scappare in Algeria per evitare l’arresto, lì ha richiesto l’asilo per rifugiati. Un anno dopo, l’anno della diffusione dell’Ebola, Sumaila non poteva più uscire di casa anche se lavorava nell’ambasciata, perché i neri africani erano considerati portatori della malattia. Dopo aver visto che la situazione in Algeria era diventata sempre più pesante ha deciso di rinunciare al passaporto dell’Onu per riprendere il suo passaporto Maliano ed acquistare un biglietto per la Svezia. È stato arrestato a Tripoli dove è stato in carcere per più di 10 giorni per poi essere rilasciato, dopo aver pagato una cauzione di 800 € prestati dagli amici svedesi.
Successivamente si fida di persone sbagliate, viene minacciato e costretto a salire su un gommone. Il 26 dicembre 2014, dopo varie vicissitudini e morti dei suoi compagni di viaggio, sbarca a Palermo. Dopo otto mesi va a Roma per un corso di specializzazione, da lì lo prendono a lavorare come interprete al ministero interno. L’anno scorso è entrato in contatto con il centro Astalli , fa parte del progetto incontri e adesso sta cercando di far valere la sua laurea qui in Italia presa in Mali, ha scritto addirittura un libro di poesie. Questa è stata un’esperienza che ci ha arricchito dandoci la possibilità di cogliere le sfumature di realtà diverse dalla nostra quotidianità.
Martina Vulcano