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LA BARRIERA CORALLINA È IN PERICOLO

La Grande Barriera Corallina australiana è praticamente morta. Nel 2016 la più larga struttura corallina esistente sulla Terra, si estende per più di 2000 km, ha visto infatti uno sbiancamento senza precedenti a causa di un temporaneo aumento della temperatura del mare fino a 4 gradi. Questo significa: sbiancamento del 90% dei coralli e morte di più del 20%; al Nord, sono scomparsi due terzi dei coralli.

È il risultato di uno studio pubblicato su ‘Nature’ nei giorni scorsi, secondo il quale proteggere le barriere dalla pesca e migliorare la qualità dell’acqua non previene lo sbiancamento del corallo quando si verificano importanti aumenti della temperatura degli oceani.

L’allarme è stato lanciato in Australia, dove il riscaldamento globale ha cambiato la Grande Barriera corallina “per sempre”, infatti a causa delle elevate temperature del 2016, i coralli sono morti.

Gli esperti avvertono: “Servono politiche per mitigare il cambiamento climatico”

È questa la conclusione a cui sono giunti gli scienziati dopo le elevate temperature del 2016, che hanno portato alla sbiancamento del 90% dei coralli, ormai persi per sempre. Nello studio pubblicato sulla rivista Nature, gli esperti ammettono che i danni provocati dal riscaldamento globale sono più gravi rispetto a quelli inizialmente stimati.

Questi saranno gli Scenari per il nostro futuro, infatti i danni causati dall’innalzamento delle temperature del 2016 sono solo un anticipo di ciò che potrebbe succedere in futuro all’ecosistema delle barriere coralline tropicali.

Se non riusciremo a frenare i cambiamenti climatici e le temperature globali saliranno molto al di sopra dei due gradi, perderemo i benefici che forniscono a centinaia di milioni di persone”, avverte Terry Hughes, autore principale dello studio e direttore del centro specializzato sulla barriera corallina alla James Cook University di Townsville, in Australia.

Sono più di un terzo le barriere coralline colpite dallo sbiancamento.

Per capire gli effetti negativi del cambiamento climatico sui coralli, Hughes e il suo team hanno esaminato da vicino la Grande barriera corallina, riuscendo a capire che lo sbiancamento più importante si è verificato tra marzo e aprile del 2016. Alcuni coralli sono morti nell’immediatezza dell’ondata di caldo, altri invece più lentamente.

Lo studio dipinge un quadro desolante della vastità della perdita di corallo sulla Grande barriera corallina – spiega Nick Graham, ecologista marino della Lancaster University, nel Regno Unito – Circa un terzo delle barriere coralline del mondo sono state colpite dallo sbiancamento nel 2016. Sulla Grande barriera corallina, meno del 10% dei coralli è sfuggito allo sbiancamento, rispetto a più del 40% dei precedenti eventi di sbiancamento.

La causa principale sono le emissioni di carbonio. Come spiega Tim McClanahan, zoologo della Wildlife Conservation Society di Mombasa, in Kenya, l’unico modo per evitare che questo fenomeno si verifichi ancora è quello di mettere in atto, a livello globale, politiche “per mitigare i cambiamenti climatici”, riducendo soprattutto le emissioni di carbonio.

I danni causati dall’innalzamento delle temperature del 2016 sono solo un anticipo di ciò che potrebbe succedere in futuro all’ecosistema delle barriere coralline tropicali. Se non si riuscirà a frenare i cambiamenti climatici e le temperature globali saliranno molto al di sopra dei due gradi, la situazione diverrà irrecuperabile e tutti noi avremo tanto da perdere.

È innegabile, infatti, che il cambiamento climatico sia uno dei fattori decisivi della nostra qualità della vita.

Le conseguenze del riscaldamento climatico sulle nostre vite quotidiane, sul nostro “giorno per giorno” sono tante, in particolare, restando fermi di fronte al surriscaldamento climatico, avremo sempre più capricci del meteo, instabilità alla quale non siamo del tutto pronti.

Pensiamo anche all’attività dei cicloni e dei disastri legati alle inondazioni, sono stati di un’intensità eccezionale nell’ultimo decennio in tutta l’area del bacino Atlantico e questo è sempre un effetto del surriscaldamento climatico. Lo abbiamo visto bene in occasioni di calamità che, genericamente, definiamo “naturali”. E in Italia? Il rischio inondazioni è diventato altissimo nei bassopiani del Veneto, compresa Venezia, e dell’Emilia Romagna. Mentre le alluvioni colpiscono in particolari alcune regioni del Nord, come Lombardia e Liguria, ora anche nel Sud, come Calabria e Sicilia; ciò è anche dovuto alla fragilità di un territorio molto compromesso. Di certo questi fenomeni non vanno sottovalutati e dovremmo mettere molto impegno per arginarli.

Martina Vulcano