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INFERNO IN SIRIA, LA STRAGE DEI BAMBINI: ATTACCO CHIMICO A DUMA, OLTRE CENTO MORTI”

Duma (Siria), 8 aprile 2018 – Non c’è pace in Siria, dove sono almeno 70 le persone rimaste uccise in un sospetto attacco chimico a Duma, roccaforte dei ribelli siriani nella Ghuta orientale, alle porte di Damasco.

Centinaia i feriti, molti in condizioni gravissime, mentre varie persone hanno manifestato anche problemi respiratori, riportano al Jazeerae la Bbc in base alle testimonianze degli attivisti. I media governativi siriani, però, negano l’uso di armi chimiche così come il ministero della Difesa russo. Il bilancio delle vittime è contraddittorio: Raed al-Saleh, capo dei Caschi bianchi, ha parlato di 70 persone morte soffocate e centinaia con gravi sintomi, per altre Ong i numeri sarebbero anche maggiori, oltre cento. Gli attacchi attribuiti al governo hanno scatenato dure reazioni internazionali, in primis dagli Stati Uniti che non escludono una risposta armata contro il governo siriano del presidente Bashar al Assad. Anche l’Unione Europea e, soprattutto, Papa Francesco hanno espresso forti condanne per l’utilizzo di armi non convenzionali contro civili. Dal canto suo il governo siriano smentisce l’uso di gas tossici e la Russia respinge al mittente le accuse di essere coinvolta nei bombardamenti. Damasco afferma che la risposta militare contro i miliziani di Duma è avvenuta dopo che questi hanno sparato diversi mortai e razzi contro quartieri residenziali di Damasco uccidendo quattro civili nelle ultime 48 ore. Secondo fonti giornalistiche, in 24 ore sono avvenuti due attacchi con gas tossici. Nel primo attacco i sintomi segnalati dai soccorritori fanno pensare all’uso di cloro, mentre nel secondo attacco si ipotizza l’utilizzo di una miscela di gas nervino e sarin ma è impossibile dire con certezza le materie tossiche usate nei bombardamenti aerei. I medici affermano che le vittime del secondo attacco non sono riuscite a fuggire e che molti sono morti negli scantinati dove si erano rifugiati. Mentre nel primo attacco, quello forse col cloro, le vittime hanno presentato sintomi di soffocamento, bave schiumose alla bocca e convulsioni ma che sono comunque riuscite a uscire dagli edifici colpiti. Gli attacchi «chimici» sono stati preceduti da intensi bombardamenti aerei con armi convenzionali. E i raid sono continuati anche durante e dopo i lanci di gas tossici su Duma. Già nell’antichità venivano usate sostanze chimiche a scopi bellici; tuttavia la nascita delle moderne armi chimiche è da far risalire al 22 aprile 1915, quando l’esercito tedesco, durante un attacco a Ypern, fece uso di gas di cloro provocando la morte di 5.000 uomini e lesioni ad altri 10.000. Nel 1916 venne impiegato per la prima volta un aggressivo chimico specificamente sviluppato per scopi militari (il fosgene, sostanza velenosa con azione a livello polmonare). In sequenza sempre più rapida vennero poi sviluppate e impiegate nuove sostanze: veleni per via cutanea e per inalazione, nonché sostanze irritanti e capaci di penetrare nelle maschere. Fino al termine del primo conflitto mondiale furono complessivamente 125.000 gli aggressivi chimici impiegati, che causarono la morte o il ferimento di 1.300.000 uomini. La pressione esercitata dall’opinione pubblica mondiale, pervasa dall’orrore
della “Guerra chimica” appena superata, portò il 17 giugno 1925 alla firma del Protocollo di Ginevra, con il quale si vietava sì l’impiego di armi chimiche come mezzo di aggressione, ma non lo sviluppo, la produzione, l’immagazzinamento e l’impiego delle stesse quali strumenti di rappresaglia. Pertanto questo Protocollo, relativamente debole, non poté evitare il ripetersi dell’impiego di armi chimiche negli anni 30, sia in Abissinia (da parte dell’esercito italiano), sia in Cina (da parte del Giappone) e nel Sinkiang (da parte dell’Armata Rossa). Nel 1937, il Dr. Gerhard Schrader, lavorando nella più assoluta segretezza, mise a punto la formula del primo gas nervino, il Tabun. Nel 1938, seguì la scoperta del Sarin (il gas asfissiante di Tokyo) e nel 1944 del Soman. Quando nel 1945 le truppe alleate scoprirono, nella Germania occupata, impianti di produzione dei gas nervini a loro fino a quel momento sconosciuti, si verificarono due conseguenze. Da una parte, molti paesi avviarono programmi di ricerca per il miglioramento dei mezzi di protezione contro le armi chimiche oppure per lo sviluppo di propri gas nervini (nel 1956, la scoperta in Inghilterra del VX). Contemporaneamente, parecchie centinaia di migliaia di tonnellate di vecchie armi chimiche – che dopo la scoperta dei gas nervini avevano perso di interesse dal punto di vista militare – dovettero essere distrutte. Per la necessità di eliminare in fretta tali sostanze, spesso l’operazione avveniva nel modo più rapido ed economico: bruciando, seppellendo o calando in mare le vecchie scorte. Anche dopo la seconda guerra mondiale si continuò ad impiegare aggressivi chimici: Agent Orange in Vietnam; acido cianidrico, iprite e gas nervini dall’Egitto nella guerra contro lo Yemen; varie sostanze che si suppone siano state impiegate nel Laos e in Cambogia da parte del Vietnam e in Afghanistan da parte dell’Unione Sovietica; iprite e tabun da parte dell’Irak contro l’Iran, nonché contro la propria popolazione inerme di origine curda (Halabja, 1988).

Matteo Rosati