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“Il diritto di contare”

“ll diritto di contare” di Theodore Melfi è stato proiettato nella mattinata dell’ 8 marzo nell’aula magna del Liceo Landi di fronte alla platea di tutti gli studenti. Un film del 2016, che però si è ritenuto potesse rappresentare la perfetta celebrazione della Giornata della donna. Candidato a tre premi Oscar e tratto dall’omonimo libro di Margot Lee Shetterly, il film non è riuscito a portare a casa alcuna statuetta. Pena, forse, la scarsa originalità e incisività rispetto al panorama degli ultimi anni. Eppure non può dirsi certo privo di forza, nel suo affiancare razzismo e diritti di genere.

 Kat, Dore e Mary sono inizialmente in tutto e per tutto le ͞figure nascoste͟ di cui parla il titolo originale: trattate, nonostante il loro talento nella matematica, alla stregua di computer (tanto che, con la comparsa alla Nasa dell’IBM 7090, rischieranno di essere rimpiazzate da un banale sistema di circuiti e pulsanti) le tre dovranno dimostrarsi insostituibili, essenziali, secondo quel famoso principio ancora vigente, per cui una donna è costretta a provare capacità maggiori rispetto ai colleghi di sesso maschile. Kat, vero genio del calcolo, entrata a far parte dello Space Task Group durante la missione che manderà il primo americano in orbita, pur collaborando con gli ingegneri e svolgendo le loro stesse mansioni, non ha il diritto di firmare le scoperte e di vedersi riconosciuto il lavoro svolto. Dor, in quanto donna e di colore, non può ambire a una promozione o a supervisionare un team. Mary, per le stesse ͞tare͟impostegli dalla natura, non può iscriversi all’università e conseguire la laurea. Tutti diritti basilari questi, che , oggi ci sembra quasi irreale, vanno a sommarsi all’impossibilità di usufruire dei bagni o di bere un caffè uscito dallo stesso thermos del quale poi dovranno servirsi i bianchi. Diritti per i quali le tre donne, nel loro piccolo, esemplare mondo, si battono strenuamente, imponendo la loro voce, il loro talento, la loro astuzia, gettando le basi per un cammino che molti dei loro collaboratori seguiranno: uno su tutti il direttore del progetto spaziale, Al Harrison, che ben presto si batterà per l’abolizione della segregazione all’interno degli uffici. Una lotta che nel film si cerca di rappresentare con serietà e naturalezza: non ci sono infatti eclatanti gesti eroici, ma piccole conquiste e collaborazioni tra esseri umani. Una storia di parità razziale e ancora di parità di genere di donne che , negli anni ’60, hanno conquistato il diritto di ‘contare’ come esseri umani e scienziate.