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I Have a Dream: 50 anni dopo la morte di Martin Luther King

4 aprile 2018, in questa giornata ricorre l’anniversario della morte di uno dei più grandi pionieri della storia afroamericana, dei diritti umani e della non-violenza: Martin Luther King. Vincitore del Premio Nobel per la pace nel 1964 e paragonato addirittura a Gandhi, Martin nacque ad Atlanta nel 1929, figlio di un reverendo, decise di seguire proprio la strada del padre e ricevendo l’offerta della chiesa battista di Dexter Avenue a Montgomery, Alabama,si trovò ad essere reverendo in una chiesa situata nel profondo sud degli USA, dove la situazione razziale era più critica. Da quel giorno, iniziò la sua battaglia. Il primo caso che si trovò a fronteggiare fu quello di Rosa Parks, che cercò di aiutare in quanto difensore dei diritti umani, ma finì arrestato ingiustamente per questioni razziali. Intraprese poi diverse campagne per gli Stati Uniti, incontrando anche personaggi del calibro di Malcolm X, con cui però non condivise mai le sue idee violente. Nello stesso anno ricevette il Premio Nobel, ma non si arrestò. Continuò infatti con le campagne che incentivava con la sua celebre frase:” I have a dream”, il sogno di liberare il popolo afroamericano dai soprusi e dalle privazioni a cui erano costretti dai pregiudizi. Andò incontro a giornate come il ͞Bloody Sunday͟, dove persero la vita diverse persone appart

enenti alla sua marcia verso Montgomery.

Una marcia però che si rivelò fondamentale, in quanto alla fine di questa, il presidente Johnson annunciò la presentazione della legge sul diritto al voto, la Voting Rights Act. Il 4 aprile 1968, a Memphis, al termine della cena King,sul balcone del secondo piano del motel dove alloggiava, venne colpito alla testa da un proiettile Calibro 30-06, fucile di precisione, che gli fu mortale. In questo giorno, 50 anni dopo gli eventi, non si può negare che la situazione afroamericana sia migliorata, ma siamo ancora ben lontani da una idilliaca accettazione di tutte le razze in quanto umane.

Il sogno è ancora lì e dobbiamo continuare a rincorrerlo.

Francesco Valeri.