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GRANDI EMOZIONI AL TEATRO TOGNAZZI

“Sei personaggi in cerca d’autore” è senz’altro un’opera complessa e di forte impatto emotivo, basti pensare alla prima rappresentazione che risale al Maggio 1921 a Roma, che venne interrotta a causa dell’incomprensione del pubblico nei confronti di una commedia tanto innovativa, come è stato raccontato dalla nipote di Pirandello, Renata Marsili Antonetti, madrina della serata. Lo spettacolo proposto dalla compagnia Al Castello di Foligno ha riscosso grande successo, permettendo di capire e apprezzare un testo di tale spessore, che è stato portato in scena l’8 Ottobre preso il Teatro Tognazzi a conclusione del trittico pirandelliano, facendo trascorrere una domenica pomeriggio diversa dalle altre.

“E il copione? Il copione dov’è?” 

“Dentro di noi, signore. Il dramma è dentro di noi.”

Queste sono le parole di un Padre rivolte ad un capocomico, un Padre Rimorso, un Padre afflitto come tutti i Sei personaggi in cerca d’autore che sono vivi, non rappresentano il loro dramma ma lo stanno vivendo, perché come dice la Madre: “No, avviene ora, avviene sempre! Il mio strazio non è finito, signore! Io sono viva e presente, sempre, in ogni momento del mio strazio, che si rinnova vivo e presente sempre!”

Ma allora qual è questo strazio, questo dramma di cui si parla?

Tutto inizia da una famiglia divisa che si ritrova in uno dei modi più tragici, e l’assurdità dell’incontro è il motivo dell’impossibilità di sviluppare un rapporto affettivo tra alcuni dei suoi membri. Questi irrompono su un palcoscenico durante le prove di alcuni attori iniziando a raccontare la propria storia con la speranza che venga trasposta in un’opera teatrale. Nasce però uno scontro e una derisione quando gli attori hanno la presunzione di poter interpretare i Sei Personaggi, diventando loro e, come dice il Padre: “Abbiamo tutti dentro un mondo di cose: ciascuno un suo mondo di cose! E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch’io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le assume con il senso e il valore che hanno per sé, del mondo com’egli l’ha dentro? Crediamo di intenderci; non ci intendiamo mai!”. La scena madre del dramma è l’incesto tra il Padre (che aveva allontanato la moglie e il suo amante da cui ebbe tre figli) e la Figliastra interrotto dall’urlo dalla Madre sconvolta che impedisce l’atto. Negli ultimi minuti dello spettacolo si concentra e raggiunge il culmine tutto il pathos accumulato nei vari colpi di scena e coniugato nei personaggi, ognuno dei quali rappresenta un sentimento, come la Figliastra è la Vendetta e la Madre la Vergogna.

Utilizzando la tecnica del “teatro nel teatro” Pirandello ha cercato di creare dei personaggi vivi a tutti gli effetti che possono prendersi beffe perfino della morte poiché hanno avuto la fortuna di “trovare una matrice feconda, una fantasia che li seppe allevare e nutrire, far vivere per l’eternità”. Da qui emerge una forte critica alla famiglia i cui valori morali vengono disgregati e cadono nella totale degenerazione, come spesso accade nelle sue commedie.

Addessi Seila