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IL GIORNALISTA: SOLDATO DELLA PENNA DONATORE DI VERITA’

Non ci può essere democrazia senza libertà di stampa. Vorrei iniziare così questo editoriale sulla World Press Freedom Day festeggiatosi nella giornata del 3 Maggio in tutto il mondo, a distanza di venticinque anni dalla sua istituzione.

Daphne Caruana Galizia, Hamid Mir, Lirio Abbate, Roberto Saviano, Giancarlo Siani, Pippo Fava, Antonio Russo, Anna Politkovskaja, Christian Poveda, Javier Valdez Cárdenas, Tim Lopes, Marisol Macías Castañeda, Jan Kuciak. Nomi che all’apparenza, non dicono niente, nomi vuoti, nomi irrilevanti. La lista potrebbe continuare, potrebbe andare avanti per pagine e pagine, si potrebbero riempire libri interi con nomi come questi, di persone coraggiose che hanno pagato con la vita un diritto apparentemente inderogabile che molti di noi danno per scontato: PARLARE.

Veri “soldati della penna” si potrebbero definire. Eroi che ogni giorno combattono armati di matita e taccuino perché non vogliono tacere, non vogliono essere schiavi di pochi, anzi, pochissimi che si assicurano il proprio potere e la propria supremazia attraverso l’ignoranza dei molti che vivono in uno stato di apparente libertà.

Il costo di questa libertà e della democrazia di stampa (che a tutti gli effetti può essere sinonimo di emancipazione dalla situazione di “cripto-schiavitù”) è alta. I numeri svelano una agghiacciante verità; 530 sono i giornalisti morti in tutto il mondo per l’informazione negli ultimi cinque anni e migliaia quelli imprigionati, torturati e maltrattati ogni anno.

In un’epoca in cui si è lottato moltissimo per ottenere diritti quali il voto per le donne, i diritti umani e quant’altro, ci si sta astenendo dalla battaglia più importante: quella per il diritto di poter parlare, esprimersi e raccontare la verità.

Spetta dunque al giornalista quest’ardua impresa. Il giornalista ha un’arma potentissima a sua disposizione: la voce. Con essa può denunciare, può indagare e far sì che non si debba più essere vittime di manipolazione e “fake news”.

Tuttavia l’era del social e del digitale è un’arma a doppio taglio. Quasi la metà della popolazione mondiale (il 48% nel 2017 contro il 34% nel 2012) può accedere ad internet e mentre da una parte questa innovazione può essere un ottimo strumento per democratizzare la cultura, il sapere e la verità, dall’altra può fare l’esatto opposto, mettendo in giro notizie false ben allestite e ben impaginate e spacciarle per vere. Coloro che son più a rischio di tutti son senza dubbio i giovani che son facilmente manipolabili e che vendono la propria libertà con pochi click.

E’ importante per i ragazzi capire quanto sia bella e preziosa la libertà e che va difesa a tutti i costi. Per questo è importante che si parli e si faccia giornalismo fin da giovani. Bisogna avere costantemente una fame pantagruelica per il sapere e per il vero e bisogna indagare a fondo finché non si trova. Platone parlava spesso del mondo degli uomini e la differenza tra coloro che in modo passivo conducevano la propria esistenza, credendo a tutto ciò che vedevano e quelli invece che avevano trovato la verità e la volevano condividere con tutti. Dice, infatti, che gli uomini si trovano inizialmente legati con delle catene verso la parete di una caverna dove vedono le ombre di marionette credendo siano persone vere e che quanto proiettato sul muro della caverna sia la realtà. Quando alcuni di loro si riescono a liberare dalle catene ed uscire dalla spelonca, inizialmente rimangono accecati ma dopo aver visto la bellezza del cielo stellato, non possono far altro che tornare indietro e raccontarlo a quanti, invece, erano rimasti nella caverna a guardare le ombre delle statuette.

Il giornalista non è dunque una persona qualsiasi, è colui che conosce la verità e rischia anche di morire pur di poter tornare indietro e raccontarla alla gente.

La verità è accecante a volte, lascia perplessi ed increduli, la verità destabilizza ma al contempo è bellissima come un cielo stellato e non può essere tenuta per sé, deve essere divulgata e messa a disposizione di tutti, sempre.

Matteo Molteni

Direttore de “La Gazzetta del Landi”