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GABRIELE D’ANNUNZIO: 1 MARZO 1938/2018, 80 ANNI DALLA MORTE LO RICORDIAMO COSÌ.

Gabriele D’Annunzio nasce a Pescara nel 1863 da una famiglia benestante. Fin da giovane mostra un innato interesse per la Letteratura Italiana, vive un periodo di vita mondana dove dà voce al movimento letterario dell’Estetismo. Nel 1883 si sposa con la duchessa Maria Hardouin di Gallese, con la quale avrà tre figli (Mario, Gabriellino e Veniero). Da Roma si trasferisce a Venezia a causa di alcuni debiti, durante il suo soggiorno nella città conosce il futuro amore della sua vita: Eleonora Duse, una famosa attrice dell’epoca.

Lo scrittore sarà molto ispirato dalla donna tanto che lo porterà a comporre le sue opere migliori e realizzare il concetto di superuomo: colui che si distacca da ogni convenzione sociale, che rinasce come spirito libero e quasi animalesco contro le restrizioni del vivere civile e quindi della società. Lo scrittore, conosciuto anche e soprattutto come raffinato frequentatore di salotti mondani e seduttore, a cinquantadue anni si fa paladino dell’irredentismo e decide di diventare soldato: si arruola come volontario nei Lancieri di Novara e incomincia a compiere azioni destinate ad entrare nella mitografia nazionale e a consegnarlo ai libri di storia, oltre che a quelli di letteratura. E’ da ricordare, a riguardo, che d’Annunzio è costretto, data la sua non più giovane età, a scomodare l’allora Presidente del Consiglio Salandra e il capo di Stato Maggiore Cadorna per poter essere richiamato al servizio attivo. Ottenuto il nulla osta, d’Annunzio può finalmente prendere parte alle operazioni di guerra: sarà fante sul Veliki, marinaio a Buccari, aviatore nei cieli di Trento, Trieste e infine Vienna. Ai comandi militari chiede, e ottiene, di combattere per mare, nelle trincee, nel cielo rischiando più volte vita e arrivando a perdere in un incidente aereo l’occhio destro e rischiare la cecità. Nel periodo di convalescenza è forzatamente costretto a letto, in quel periodo compone su dei cartigli e completamente bendato uno dei suoi capolavori: il Notturno.

Impresa di Fiume di D’annunzio:
Alla fine della prima guerra mondiale l’Italia rivendicò
anche la città di Fiume, che però non era presente negli accordi di Londra (gli accordi fatti dall’Italia con Francia e Inghilterra che prevedevano l’entrata in guerra dell’Italia e, in caso di vittoria, l’acquisizione di alcuni
territori dell’impero austro-ungarico, le cosiddette terre irredente, in
particolare). La città era rivendicata anche dalla Jugoslavia, ma era a
maggioranza italiana e spingeva per l’annessione all’Italia. In questo clima si svolse l’impresa di Fiume, ovvero un colpo di mano militare organizzato da Gabriele D’Annunzio che con un manipolo di 2.600 uomini del Regio Esercito occupò la città il 12 settembre 1919 creando la Reggenza Italiana del Carnaro, in vista di una futura annessione all’Italia. La reazione internazionale fu negativa e costrinse il governo italiano ad intervenire e a cacciare via D’Annunzio e il suo esercito con un rapido attacco militare il 24 dicembre 1920 (cosiddetto Natale di sangue). Il 12 novembre, infatti, il trattato di Rapallo con la Jugoslavia sancì la nascita dello Stato libero di Fiume, una repubblica autonoma amministrata dalla Società delle Nazioni.
La città venne infine annessa all’Italia in seguito ad un ulteriore accordo tra il governo italiano di Mussolini e la Jugoslavia nel 1924. Si ritira dalla vita politica e passa gli ultimi anni della sua vita in una villa a Venezia, che diventerà poi “Il Vittoriale degli Italiani”. L’importanza della sua opera è tale che gli valse l’appellativo di Poeta Vate: un poeta in grado cioè di interpretare ed esprimere al meglio le tensioni e lo spirito del suo tempo storico. Tra tutte le opere realizzate dal poeta ricordiamo le più importanti: “Canto Novo”, una raccolta di liriche pubblicata nel 1882; “Il piacere”, il suo primo romanzo che pubblica nel 1889, dove rappresenta al meglio la sua ideologia; “Il canto di lorio”; ” Le martyre de Saint Sébastien” e “La città morta”.

 

Michele Vacca