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FATTI IMPORTANTI 2017

FATTI IMPORTANTI 2017

Sono tanti gli eventi politici che hanno caratterizzato il 2017, un anno “strano”…se dovessi trovare una parola in grado di racchiudere tutto l’anno in questione, direi SOSPETTO!
Sospetto per chi ci sta vicino, sospetto nei confronti dei politici che tutto fanno eccetto che fare veramente gli interessi della comunità, sospetto nei confronti delle stesse notizie che si leggono nel giornale……Noi giornalisti in erba abbiamo raccolto gli eventi che, secondo noi, caratterizzano il clima di cui sopra. Vi auguriamo buona lettura

12 giugno -Sconfitta a Cinque Stelle

 

Meno di 2500 voti a Parma, fuori dai ballottaggi a Genova e pure a Palermo. Nessuna speranza a Trapani e addirittura nemmeno a Taranto.

Male su tutti i fronti tanto che arrivano al ballottaggio in 8 comuni su 140 totali.

Grillo sottolinea il fatto che i grillini, dove concorrono, si presentano sempre da soli: “Gli altri partiti”, continua, “si sono camuffati, soprattutto il Pd che si è presentato in circa metà dei comuni rispetto al Movimento. La maggior parte delle città sono state conquistate da ammucchiate di liste civiche, capitanate da foglie di fico, fatte ad hoc per accaparrarsi voti sul territorio nascondendo il vero volto dei partiti. Senza di loro il Pd di Renzi altro che sindaci: avrebbe faticato a mettere anche solo qualche consigliere comunale. Stiamo assistendo alla lenta scomparsa di un partito che, con nomi diversi, era radicato sul territorio dal dopoguerra”.

Non solo Palermo, ma anche Genova e Parma, quindi. Perché il senso della tornata negativa per il M5s è tutta in un altro dato: i candidati del M5s parteciperanno solo a 8 ballottaggi sui 140 previsti in tutta Italia. I centri più rilevanti dove sono ancora intatte le speranze grilline sono Carrara, Guidonia e Acqui Terme: nei primi due casi c’è molto equilibrio, nel terzo meno. Ad Asti (Torino) i grillini non ce la fanno per un soffio: il secondo turno sarà tra centrodestra e centrosinistra.

 3 febbraio-Attacco al Louvre

 

Parigi piomba per l’ennesima volta nell’incubo del terrorismo. Nonostante un dispositivo di sicurezza rinforzato, dopo gli attentati del 2015, con militari che pattugliano ogni giorno i luoghi più a rischio, attimi di paura al Museo del Louvre dopo che un soldato è stato aggredito da un uomo armato un machete e un coltello. L’aggressore, che aveva con sé due zaini, ha gridato “diverse minacce” e poi “Allah Akhbar”. Nel pomeriggio è stato identificato dal cellulare che aveva con sé.  Un altro militare che si trovava vicino, però, ha sparato cinque colpi e lo ha ferito gravemente al tronco.

Il militare aggredito è rimasto leggermente ferito al capo e il ministero degli Interni ha definito l’episodio “un grave evento di pubblica sicurezza”. Il premier francese, Bernard Cazeneuve, che è rintrato d’urgenza a Parigi da una visita in provincia, ha definito quanto avvenuto, “visibilmente”, un “attacco di carattere terroristico”. Cazeneuve ha lodato “il sangue freddo” dei militari intervenuti, esprimendo la sua “gratitudine” e “riconoscenza” alle forze di sicurezza. Anche l’ ex presidente François Hollande ha ringraziato i militari per il coraggio e la determinazione dimostrata. Marine Le Pen, leader del Front National, invoca “misure radicali contro questo flagello”.

10 novembre-Caso Ostia

 

L’aggressione brutale messa in atto da Spada in un luogo pubblico, davanti a telecamere e testimoni voleva riaffermare la propria forza e capacità di intimidazione.

“Quella testata è stata data perché sono stato provocato dal giornalista”. Così Roberto Spada risposto al gip nel corso dell’interrogatorio di convalida del fermo richiesto dalla procura. Il fermato, nel corso dell’atto istruttorio durato circa due ore, ha ammesso di aver aggredito Daniele Piervincenzi affermando che la sua reazione è stata legata ad una provocazione.

“Non mi riconosco in quel video. So di aver fatto una fesseria a comportarmi in quel modo. Quando è entrato in palestra mi sono innervosito”, ha aggiunto Spada. Nel corso dell’interrogatorio di convalida non avrebbe fornito elementi utili agli inquirenti per individuare la persona che era con lui al momento dell’atto violento e che resta ricercata.​

5 marzo-Un nuovo Watergate

“Quanto è caduto in basso il presidente Obama per decidere di intercettare i miei telefoni durante il sacro processo elettorale. Questo è il Nixon/Watergate. Cattivo (o malato) ragazzo?”. Nel pieno della b ufera del Russiagate, che sta investendo la sua amministrazione per i contatti avuti con il governo russo durante le elezioni, Donald Trump si difende alla sua maniera e torna ad attaccare con violenza il suo precedessore, come aveva  fatto il 28 febbraio.

“Terribile, ho appena scoperto che Obama ha messo i telefoni sotto controllo prima delle elezioni. Non ha trovato nulla. Questo è maccartismo!”, afferma il presidente degli Stati Uniti nel primo della consueta raffica di tweet del mattino, citando in cui cita la più famosa caccia alle streghe politica negli Stati Uniti, quella scatenata negli anni ’50 per stanare comunisti e presunte spie della Russia sovietica.

“E’ semplicemente falso“, la replica di Kevin Lewis, portavoce dell’ex presidente: “Una regola fondamentale dell’amministrazione Obama è stata quella secondo cui nessun responsabile della Casa Bianca ha mai interferito con le indagini guidate dal Dipartimento alla giustizia”.  “Come parte di una prassi – spiega ancora Lewis – né il presidente Obama né altri responsabili della Casa Bianca hanno mai ordinato la sorveglianza di alcun cittadino americano. Altre suggestioni sono semplicemente false”.

2 giugno-l’anniversario della Guerra dei Sei Giorni

 

I primi scontri militari iniziarono il 5 giugno del 1967 e terminarono il 10 giugno con la vittoria di Israele su Egitto, Siria e Giordania. Israele dimostrò la forza dirompente del suo esercito e della sua aviazione e conquistò la penisola del Sinai e la Striscia di Gaza che appartenevano al territorio Egiziano, la Cisgiordania e Gerusalemme che appartenevano alla Giordania e le alture del Golan che erano governate dalla Siria.

Le conseguenze del conflitto moltiplicarono il territorio occupato da Israele e influenzarono per molti anni i rapporti fra gli Stati medio orientali.

La conquista più importante fu quella di Gerusalemme. Una vittoria importantissima per le truppe dislocate sul territorio di guerra, non solo perché galvanizzò l’esercito e i cittadini di un giovane stato israeliano circondato da governi ostili ma anche perché permise agli israeliani di religione ebraica di appropriarsi di luoghi sacri come il Monte del Tempio, conosciuto anche come la Spianata delle moschee e il Muro del Pianto.

Israele conquistò un ampio territorio, dimostrò a quale livello era arrivata la sua forza e la sua organizzazione militare e impose al mondo una politica estera composta dalla minaccia militare e dal controllo dei territori conquistati con la forza delle armi.

 

Dario Lucarelli