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FACEBOOK: AFFIDABILITA’ SULLA PRIVACY

Facebook è di nuovo in prima pagina, da quando è stato scoperto che Cambridge Analytica, una compagnia di consulenza politica con sede a Londra (che ha anche lavorato alla campagna elettorale di Donald Trump nel 2016) ha raccolto milioni di dati personali dagli utenti del social network e li ha venduti ai propri clienti, con l’intento di dargli una mano nelle loro campagne politiche.

Lo scandalo è iniziato a marzo con le inchieste dei due giornali New York Times e Guardian che hanno rivelato tutto ciò. In realtà i dati erano già stati raccolti nel 2013 da Aleksandr Kogan, attraverso un test di personalità sotto forma di app, che ha però ceduto illegalmente questo patrimonio di dati a Cambridge Analytica nel 2014. Mark Zuckerberg, il CEO di Facebook, è venuto a conoscenza della violazione nel 2015 e sostiene di aver avuto la rassicurazione formale che quei dati sarebbero stati cancellati. Ma non è andata cosi perché quest’ultimi sono stati utilizzati per condizionare l’orientamento di voto dei cittadini degli USA durante le ultime presidenziali.

Ma quando lo scandalo è aumentato allora Zuckerberg ha dovuto presentarsi davanti al congresso USA.

Il 10 aprile 2018 Zuckerberg ha portato la sua testimonianza davanti al congresso degli Stati Uniti per spiegare il modo in cui il suo social network gestisce i dati degli utenti e si è scusato davanti al congresso di come la sua società non abbia fatto abbastanza per proteggere la sicurezza delle persone sul suo social network, dicendo: “Ho ideato Facebook, ora lo gestisco e sono responsabile per ciò che accade al suo interno”.

Ha dato, inoltre, al congresso una testimonianza scritta che contiene numerose indicazioni su come sarà gestito Facebook nei prossimi giorni e su come lo stiano gestendo ora.

Il giorno seguente Zuckerberg si è presentato un’altra volta davanti al congresso, ma questa volta ha rivelato che anche i suoi dati sono finiti in possesso della Cambridge Analytica. Zuckerberg rispondendo alle domande della commissione ha detto che “è importante che gli utenti leggano le condizioni d’uso prima di accettarle”.

In entrambe le giornate la domanda più attesa è stata fatta dal senatore Bill Nelson: “Come mai nel 2015 quando avete capito che Cambridge Analytica era entrata in possesso dei dati di 87 milioni di utenti, non avete avvertito le persone coinvolte?”. Zuckerberg ha risposto: “Abbiamo chiesto a Cambridge Analytica di cancellare quei dati e ci siamo fidati della risposta. È stato chiaramente un errore”.

A seguito di questi due congressi con gli Stati Uniti d’Americ Vera Jourovà ha confermato che esistono altre app che hanno raccolto i dati personali degli utenti di Facebook, come quella usata per passare poi illegalmente le informazioni a Cambridge Analytica.

Jeevanjot Kaur