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ELEZIONI DEL 4 MARZO:L’OBLIO DELLA CLASSE POLITICA ITALIANA

Il 4 Marzo 2017 gli italiani si sono recati alle urne per eleggere i propri rappresentanti in quella che sarebbe stata la diciottesima Legislatura della Repubblica Italiana. La situazione che si è profilata dinanzi agli occhi del paese e del suo Capo dello Stato, all’indomani delle elezioni, tuttavia, non lascia certo di che sperare. La legge elettorale n. 165/2017, approvata a colpi di fiducia il 3 novembre dello scorso anno, a seguito delle molteplici dichiarazioni di incostituzionalità con cui la Corte Costituzionale ha bocciato le precedenti leggi elettorali, ha introdotto un sistema misto: l’assegnazione di 231 seggi alla Camera (cui si aggiunge un collegio in Valle d’Aosta) e di 109 seggi al Senato (cui si aggiungono un collegio in Valle d’Aosta e 6 collegi in Trentino-Alto Adige) è stata effettuata nei collegi uninominali con formula maggioritaria, in cui è stato, dunque, proclamato eletto il candidato più votato. L’assegnazione dei restanti seggi è avvenuta, nell’ambito di collegi plurinominali, con metodo proporzionale tra le liste e le coalizioni di liste che hanno superato le soglie di sbarramento(3%): sono quindi stati proclamati eletti in ciascun collegio plurinominale, nei limiti dei seggi ai quali ciascuna lista ha diritto, i candidati compresi nella lista del collegio, secondo l’ordine di presentazione. Gli scrutini, iniziati subito dopo la chiusura dei seggi, hanno rivelato una situazione incerta: il Movimento Cinque Stelle ha ottenuto il 32,7% dei voti, ottenendo secondo il suddetto sistema di ripartizione dei seggi, 133 seggi; il Partito Democratico ha ottenuto il 18,7% dei voti e dunque 86 seggi; la Lega, Forza Italia e Fratelli D’Italia hanno ottenuto, insieme, il 35,7% dei voti, dunque 151 seggi, ottenendo di fatto la vittoria nelle elezioni 2018. A questo punto si è aperta una fase che, in condizioni “normali”, si presume debba durare quanto basta per far sì che il Presidente della Repubblica Mattarella , accerti quale fra i partiti risulti essere il più idoneo a ottenere la fiducia in Parlamento, istituto fondamentale della forma di governo parlamentare. Tuttavia in casi come quello verificatosi con le ultime elezioni, dove non si è riusciti ad identificare una chiara e nitida maggioranza parlamentare, poiché nessuno dei partiti o coalizioni è riuscita a raggiungere la soglia utile per far scattare il Premio di maggioranza, al Presidente viene affidato il compito di “consultare” le diverse forze parlamentari e verificare se fra loro è possibile un accordo (come è già avvenuto in passato) per formare un governo stabile che possa guidare il paese lungo tutto il quinquennale percorso della legislatura. La fase delle “consultazioni” ad ogni modo, si è conclusa con un nulla di fatto: coloro ai quali il Presidente Mattarella si era rivolto, vale a dire le due gruppi politici arrivati rispettivamente primo e secondo alle elezioni, dunque la coalizione di Centro-Destra e il Movimento Cinque Stelle, non sono stati in grado di offrire al Presidente una valida proposta di governo. Quest’ultimo dunque, come da prassi, o meglio consuetudine istituzionale, ha conferito alla neo-eletta Presidente del Senato Alberti Casellati (tra l’altro, prima Presidente donna del Senato della Repubblica) un mandato esplorativo: in poche parole, a lei è passato il testimone e dunque il compito di testare le forze politiche e comprendere se le stesse avrebbero o meno potuto offrire al paese un governo stabile. Ancora una volta, e per la prima volta nella storia della Repubblica, anche il mandato esplorativo del Presidente del Senato è fallito. Mattarella allora ha fatto appello nuovamente al senso di responsabilità dei partiti e dei loro leader, affinché al più presto si potesse giungere ad un accordo che fornisse un idoneo governo al paese, specialmente in questi tempi di grave crisi internazionale. Il secondo mandato esplorativo è stato affidato al neo-eletto Presidente della Camera Fico, ma anche questo è terminato in un nulla di fatto. È a questo punto che, fallito il tentativo d’intesa fra coalizione di Centro-Destra e Movimento Cinque Stelle, è rientrato nei giochi il Partito Democratico, che fino a poco tempo fa aveva dichiarato di voler restare fermamente partito di opposizione. La questione d’ora in avanti si fa spinosa: il Partito Democratico ha dimostrato di voler cercare un’intesa con il Movimento, nonostante i due abbiano da sempre orientamenti politici e di ideali quanto meno difficilmente conciliabili. L’intervista di Matteo Renzi, segretario dimissionario del PD, non sembra lasciare comunque nessuno spiraglio di intesa. Ad alcuni inoltre sembra poco probabile escludere dalla squadra di governo la coalizione di Centro-Destra che, nonostante tutto, ha vinto a pieno titolo le elezioni del 4 Marzo. Ci si chiede dunque quale sarà la sorte del nostro paese, ora più che mai abbandonato a se stesso e alla pericolosa sfiducia che i suoi cittadini provano nei confronti della classe politica imperversante.

Sara Di Tullio