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27 GENNAIO: GIORNATA DELLA MEMORIA

Riflessioni di un gruppo di studenti dal punto di vista culturale e scientifico

 

La selezione eugenetica nazista

 

L’apertura dei cancelli di Auschwitz da parte delle truppe sovietiche svela l’orrore dei lager nazisti nel campo di concentramento più tristemente conosciuto per essere un luogo di prigionia e di morte. Era il 27 gennaio 1945.

Cos’è la Shoah? E’ un evento storico capace di porre l’uomo di fronte a questioni etiche, un evento che ha posto l’accento sul ribaltamento della funzione della medicina, da curatrice a distruttrice, nel segno dell’indifferenza verso il valore della vita umana. Basti ricordare, da questo punto di vista “il bene e il male della medicina nella Shoah”. Dai “terrificanti esperimenti” sui campi di sterminio, come la capacità di resistenza dei corpi al congelamento, alla “medicina positiva” di coloro che gestivano le epidemie in modo clandestino per evitare che i prigionieri venissero soppressi o allestendo sale parto clandestine nei ghetti o ancora, dilemma etico tra i più drammatici, decidendo quando interrompere la gravidanza per salvare la vita di donne incinte, destinate altrimenti a essere soppresse al pari dei nascituri.

Molti medici hanno aderito volontariamente al nazismo, giustificando la superiorità della razza in nome della scienza. É improprio l’uso del termine “razza”, è a dir poco assurdo ed è una  vergogna che l’articolo 3 della Costituzione italiana contempli il termine  razza:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

E’ vero che questo articolo mette in evidenza che il compito della Repubblica è rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.  E’ anche vero, d’altra parte che si nomina (e si scrive) il termine “razza”, cosa questa che inevitabilmente porta con sé una serie di pensieri, stereotipi, pregiudizi da parte dell’essere umano, pensieri che non facilitano certo l’evoluzione dell’essere!

Oltre a ciò è da ricordare la “persecuzione sistematica”: 131 medici radiati dall’albo professionale, tra cui il padre pediatra e Nathan Cassuto, oculista e rabbino, vittima di una “marcia della morte” nel 1945. Questo è uno dei tanti medici, scienziati, esseri umani vittime d el cosiddetto pensiero razziale e del silenzio (assenso) di molti!

La parola d’ordine del nazismo, oltre a tutte le ideologie che lo hanno caratterizzato e di cui i manuali di storia hanno dedicato tantissime pagine, è eugenetica, considerata dal nazismo come “dottrina politica basata su dati scientifici che possono migliorare la qualità razziale”. Si afferma, allora, la promozione della selezione genetica, per prevenire le malattie ereditarie per mezzo della sterilizzazione forzata di soggetti giudicati “inferiori”, come i disabili, si afferma anche l’ “eugenetica attiva” mirata all’eliminazione di “vite senza valore”.

Georg Lilienthal, responsabile del Memoriale “Hadamar”, ha affrontato il tema dell’eutanasia nel Terzo Reich, che prevedeva la cosiddetta Operazione T4, un programma di sterminio di malati cronici e affetti da patologie invalidanti: 70.000 vittime, tra adulti e bambini, uccisi perché incapaci di lavorare. Il progetto di sterminio prosegue con l’“eutanasia decentrata”: 90.000 persone uccise con overdose di medicinali, al posto delle camere a gas, fino al 1945, soprattutto nelle strutture ospedaliere. Non solo Ebrei, che i nazisti soprannominavano “cadaveri in vacanza” al loro ingresso nel campo di Birkenau, ma anche Rom, Sinti, omosessuali, disabili e partigiani. Una “dittatura biopolitica” che trasforma l’ideologia nazista in leggi razziali, favorendo la “salute della comunità” prima di quella dei singoli. Contro i crimini dei medici processati per aver operato secondo le direttive naziste viene emanato il Codice di Norimberga , all’indomani dell’omonimo processo, che si articola in 10 punti, di cui ne ricordiamo sommariamente il contenuto. Il soggetto volontariamente dà il proprio consenso a essere sottoposto a un esperimento. Prima di dare il consenso, la persona deve conoscere: natura, durata e scopo della sperimentazione clinica, il metodo e i mezzi con cui sarà condotta, eventuali effetti Il soggetto volontariamente dà il proprio consenso a essere sottoposto a un esperimento. Prima di dare il consenso, la persona deve conoscere: natura, durata e scopo della sperimentazione clinica, il metodo e i mezzi con cui sarà condotta, eventuali effetti sulla salute e sul benessere della persona, eventuali pericoli cui sarà sottoposta. (Questo è alla base del concetto di “consenso informato”, ovvero di un consenso fornito in piena consapevolezza delle implicazioni di quello a cui ci si sta per sottoporre). Inoltre, l’esperimento dovrà essere condotto in modo tale da evitare ogni sofferenza o lesione fisica o mentale che non sia necessaria. Infine, non si deve eseguire la sperimentazione se a priori si è a conoscenza che tale sperimentazione possa causare danni o morte.

Resta da capire, tuttavia, il motivo per cui molti medici aderirono al nazismo, abbandonando il Giuramento di Ippocrate e continuando a professare le loro nuove idee attraverso selvagge sperimentazioni, anche dopo la guerra. Un quesito ancora senza risposta e meritevole di approfondimento in nome di una memoria storica da mantenere sempre viva per le vittime e per le future generazioni, perché il  rischio che ciò che è avvenuto possa accadere di nuovo, come scriveva Primo Levi, esiste ancora e i fondamentalismi di oggi, fatti gli opportuni distinguo, sono animati da un disprezzo della vita umana tale da ricordare i crimini dei totalitarismi del secolo scorso. La vera sfida del nostro tempo è la cultura, lo strumento più importante per favorire la convivenza tra i popoli.