Crea sito

I COMPITI A CASA SONO DAVVERO UTILI?

Il dibattito è molto acceso: si affronta sempre più spesso l’annoso problema dell’utilità dei compiti a casa. E’ ovvio che i compiti non sono un problema solo per chi deve farli, infatti si chiedono se siano utili le istituzioni, i genitori, gli insegnanti e i pedagogisti.

Ci sono tesi a favore e tesi contrarie. Quelle a favore sostengono che i compiti a casa servano a fissare ed assimilare quanto spiegato a scuola. I concetti hanno bisogno di essere rielaborati, fatti propri, attraverso gli esercizi che si svolgono e potenziano le ore di lezione in classe. Aiutano, altresì, a sviluppare strategie di studio, tecniche più congeniali al proprio metodo di apprendimento, insegnano a sottolineare, schematizzare, sintetizzare, permettendo l’acquisizione di un metodo di organizzazione del tempo, con cui ci si rende autonomi. Le tesi contrarie, invece, si appellano al principio secondo cui i compiti non vanno bene se troppi, è necessario trovare il giusto equilibrio. Basti pensare ai genitori lavoratori, che hanno poco tempo da condividere con la famiglia, e che se viene  monopolizzato dai compiti, non ne rimane per fare altro, per parlare, raccontare la propria giornata, imparare anche solo a guardarsi in faccia. I compiti sono controproducenti se ripetitivi fino all’eccesso, invece che dieci esercizi, sono più che sufficienti cinque. Si potrebbero così assegnare attività che sviluppino la mente e la creatività, non che scadano nella monotonia. Ancora più condannabile è utilizzare i compiti a casa quale strumento di punizione: l’effetto che si otterrà sarà solo quello di creare antipatia per la materia in oggetto.

Da ultimo, i tanti, anzi troppi, compiti richiedono un maggiore lavoro di correzione da parte degli insegnanti stessi, che avranno così meno tempo per andare avanti con il programma.

Non sono rare le lamentele  per la  quantità di compiti assegnati ai ragazzi a casa. Sono considerati prevaricanti, addirittura lesivi del diritto al riposo ed allo svago, sancito dall’articolo 24 della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, riconosciuto a tutti i lavoratori e quindi anche ai  “lavoratori scolastici” quali si possono considerare gli studenti, che purtroppo non hanno tempo a disposizione da dedicare ad attività formative che la scuola non offre, quali musica e sport ad esempio.

Da segnalare che in Francia qualche tempo fa i genitori  hanno promosso il boicottaggio per due settimane per riconquistare il tempo libero da spendere con i figli.

In Italia è da poco comparso lo studio di Mario Polito, uno psicologo, psicoterapeuta e pedagogista, che ha condotto una ricerca sui compiti a casa, prendendo in considerazione il parere diretto di 7211 studenti, 5357 genitori e 1309 docenti. Grazie alle loro risposte, ha delineato un quadro realistico della scuola italiana oggi, con punti critici, mancanze, ma anche risorse e rimedi. L’autore è giunto  alla conclusione che non serve a molto discutere se abolire o mantenere i compiti a casa, e sostiene che : “I compiti sono un’ottima cosa solo se sono personalizzati. Non più quantità di compiti, ma compiti più utili e interessanti.”

Martina Vulcano