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Cittadini o sudditi? Autobus 63, il viaggio verso la rinascita

“Basta con un’Italia popolata da dei sudditi, è ora di renderli cittadini…” 

Luigi Tivelli racconta l’Italia dall’autobus 63 nell’auditorium della Casa della Cultura e della Musica a Velletri”

Un emozionante viaggio tra una Italia, una Roma e una politica nella quale Tino non si riconosce più. Luigi Tivelli, in quest’ultimo saggio (il ventesimo), sceglie la via della metafora per denunciare e parlare di una Italia e della sua politica che, mai come adesso, sta vivendo un momento di profonda crisi, non solo a livello economico, ma anche sociale, degli usi e dei costumi, che un tempo rendevano grande e caratterizzavano il nostro piccolo Paese.

Affiancato dagli unici  Giuseppe Ayala (magistrato e politico), Ricky Tognazzi (attore, regista e produttore) e Olivia Tessara (giornalista e presentatrice Sky), nell’incantevole atmosfera dell’Auditorium della Casa e della Cultura di Velletri, Luigi Tivelli “scende in campo” e affronta tematiche tra le più sferzanti di questo periodo, che maggiormente colpiscono gli Italiani: un popolo al quale vengono negati diritti inderogabili ai quali non si può contravvenire, a meno che non si voglia rendere i cittadini sudditi. Questo ci dice l’autore di “Autobus 63. Viaggio sentimentale nella crisi italiana”.

Proprio da questa “sentimentalità”, infatti, parte Tivelli, raccontando “una doppia storia d’amore travagliata e un amore infranto”, quello per Roma e per la politica.

Roma (metafora con la quale Tivelli allude all’Italia intera), è una città che è sempre stata tra i primi pensieri dell’autore da quanto ha diciotto anni, che però negli ultimi periodi lo sta “tradendo” e sta perdendo quel suo caratteristico fascino, che tanto colpiva l’autore e del quale era tanto innamorato nei periodi della giovinezza, quando da un piccolo borgo sul delta del Po, si trasferì nella Città Eterna. Una Roma che mai come adesso sta annegando nei debiti, è nelle mani di “amatori” –per citare le parole di Tivelli- e che si trova in una profonda crisi sociale. Su quest’ultimo punto, infatti, lo scrittore fa appello ai romani, dicendo che in loro vede venir meno quel tipico calore e quella solidarietà di un tempo, puntualizzando che tra loro vige la prassi e la filosofia del “sti cazzi”. Dice che negli animi dei romani domina il menefreghismo e l’egoismo più cupo e desolante. Tivelli finisce parlando della cosiddetta “politica dei click”, dove basta depositare il proprio voto virtualmente dal proprio dispositivo elettronico, premendo un semplice tasto senza doversi recare in un seggio per votare il candidato. “Così facendo, facciamo sì che al potere salgano persone che il popolo non ha mai votato” –dice Tivelli- definendo questo tipo di elezione “un’elezione tutta all’italiana, poco seria”, facendo riflettere invece sui sistemi elettorali più “seri” –a suo parere-  come quello statunitense o francese.

Di seguito a questa tesi e a questa osservazione pessimistica, prende parola il Dott. Ayala che –definendosi un “incurabile fiducioso”- dibatte dicendo che Roma è anche la città delle catacombe, la città che, come la fenice, rinasce dalle ceneri e, così come ha fatto per migliaia di anni, farà anche a seguito di questa grave crisi che la dilania. Si allarga poi alla sfera nazionale, dicendo che l’obbiettivo al quale deve mirare la nuova Italia è quello di formare cittadini con la “C” maiuscola. Cittadini nel vero senso della parola, che abbiano il potere e la sorte del Paese  nelle proprie mani e che facciano tutto purché non diventino e non rimangano sudditi, persone che non hanno voce, che non possono decidere il proprio futuro e che sono costretti a sottostare alle condizioni che gli vengono dettate e imposte dall’alto, da persone che non hanno eletto. “Dobbiamo mirare a creare una cittadinanza sincera e leale che, la sera prima di andare a dormire, si guardi allo specchio e riesca a dire a se stessa che ha vissuto quella giornata seguendo la legge, la buona norma civile e sociale e mira sempre più a migliorarsi. Questo è l’obbiettivo della nuova Italia, questi devono essere gli italiani di domani”.

Un explicit dal tono chiaro, limpido, dove Ayala si mostra fiducioso nella nuova Italia e nei nuovi italiani. Un messaggio che noi tutti dovremmo accogliere e far nostro, dal quale dovremmo partire per gettare le basi del nostro futuro, di quello dei nostri figli e di quello dei figli dei nostri figli. Un saggio, quello di Tibaldi, dall’aspetto all’inizio cupo e pessimistico, ma che nel suo interno contiene un messaggio profondo che va colto da tutti e dal quale si deve partire per migliorare il nostro Paese, farlo risorgere dalle ceneri come già molte volte ha dato prova di saper fare. “Autobus 63. Viaggio sentimentale nella crisi italiana”, un vero viaggio verso la rinascita.

Matteo Molteni