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“Ci sono molte persone, di cui non conosciamo nemmeno il nome, che aiutano gli altri e nonostante tutto persistono.”

Giovedì 11 Maggio la scrittrice Francesca Ribacchi ha concesso un’intervista alla Gazzetta del Landi. Ha pubblicato nel 2015 il libro “Il Responso Ribelle”. Narra la storia di Lucia che, attraverso uno sguardo contemporaneo, osserva le vicende che si svolgono attorno ad Elaide, donna vissuta nell’VIII secolo a.C. Elaide diventerà una sibilla e si batterà affinché cessi il sacrificio umano, sarà una lotta contro la crudeltà delle classi che detengono il potere.                                                                                                                                                <<La maggior parte degli scrittori più conosciuti ed apprezzati sono uomini, com’è stato per lei inserirsi nel mondo della letteratura?>>

 

<<Molto difficile proprio perché donna, esistono delle forme, a volte anche inconsce, che portano a preferire delle figure maschili a quelle femminili; l’esperienza è andata avanti in modo molto difficile perché ho scritto questo libro per lunghi anni, circa venti, con pochissimi periodi di sospensione; è stato pubblicato dall’editore Alfredo Catalfo, che preferisce leggere personalmente i libri e scegliere se pubblicarli o meno, per cui sono orgogliosissima. È una casa editrice particolare in quanto l’editore è molto giovane e fa scelte singolari ma sempre di successo. Sono stata presa perché esisteva una collana su Roma chiamata “Origo Gentis” dove si trattano romanzi, a cui è affiancata anche una saggistica, nell’ambito della storia di Roma. Il mio libro parla dell’attimo prima della fondazione dell’Urbe, quindi VIII secolo a.C., è un inedito e ha capito che poteva interessare.>>

 

<<Lei ha scritto un romanzo storico, da cosa è nata l’idea>>

<<Anni fa ho visitato il sito archeologico di Satricum, a 10 km da Nettuno dove vi è il tempio della Mater Matuta, un’antica divinità laziale, onorata come protettrice dell’amore coniugale e del concepimento, identificata con la stella mattutina. Non si conoscono molte antiche divinità se non in casi di guerre e questa dea così benevola ha suscitato la mia curiosità. L’ho connessa con l’idea di protezione della dimensione femminile, ambientando in un contesto reale la storia di una donna, ma non di una donna regia con qualità principesche, non è privilegiata per casta o famiglia, ma è una donna comune che è presa e tenuta per essere ancella della Mater Matuta. Questa bambina ha un maestro greco; abbiamo testimonianza di riti sacrificali umani e ho immaginato che in qualsiasi parte del mondo ci siano stati degli uomini e delle donne che si sono ribellati a questa ritualità violenta e così anche in questo luogo, una ragazza crescendo in una religiosità benevola ed essendo educata in questo tempio, si oppone alla violenza dell’uccisione contro altri uomini. Si ribella ad un’idea di divinità che chiede sacrifici e scopre che molti la pensano come lei, e diventa strumento attivo di questa lotta affinché gli uomini abbiano diritto alla vita e capiscano il rispetto verso l’altro.>>

 

<<Nel suo libro convivono due donne lontane secoli, in questo modo vuole collegare passato e presente mostrando che la storia di ieri è anche la storia di oggi>>

 

<<Assolutamente sì, infatti alla fine di ogni capitolo vi è il commento di Lucia per mediare questo mondo così lontano in cui esistono dei modelli diversi. C’è molta gente che come Elaide aiuta gli altri, sono persone di cui non conosciamo neanche i nomi ma, nonostante tutto, persistono. Elaide viaggerà molto perché costretta dalla classe sacerdotale e conoscerà un tipo di cultura estremamente libera, dove il liberalismo economico consente una vita pacifica in quanto sono consapevoli che un guerra distruggerebbe tutto, conosce i luoghi più progrediti da un punto di vista sociale, economico e tecnologico.>>

 

<<Ha sempre avuto una passione per la scrittura?>>

 

<< Io ho sempre scritto, anche in gran segreto perché non si può dire di essere scrittori se non si pubblicano libri, ma è difficilissimo farlo e a volte è meglio tacere svolgendo altre professioni; alla fine vince la costanza di credere che quello che si fa può interessare qualcun altro. Per scrivere si deve lavorare moltissimo su ogni livello, essere pronti a mettersi molto in discussione. Ho capito che per uscire all’aperto bisogna essere estremamente cauti e saper bene come e quando pubblicare. Ho scritto questo libro sei volte e mezzo, nel riscriverlo ho imparato moltissimo, mi sono confrontata con persone straordinarie che mi hanno aiutata a capire che ciò che stavo facendo non era così sbagliato, perché spesso si pensa che ci sono molti autori più grandi di te. Nonostante ciò, tutti mi dicevano che quello che avevo scritto era un inedito e questo mi ha dato coraggio.>>

La scrittrice aggiunge che sfortunatamente il pubblico è stato educato da trent’anni da un tipo di televisione che porta il lettore ad essere disinteressato davanti ad un libro che lo lascia riflettere poiché lo impegna troppo. Questo, insieme al prezzo di alcuni editori che si fanno pagare molto ma con scarsi risultati, porta molti bei libri a rimanere sconosciuti. Il libro è una sfida al lettore e quest’ultimo deve avere una forma di interazione con il volume che gli permetta di capire la propria personalità affinché si possa crescere e crescere non significa diventare vecchi ma rimanere giovani.

Addessi Seila

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