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IL CARCIOFO ALLA MATTICELLA: UN’ORIGINE E UNA TRADIZIONE TUTTA VELITERNA.

Il 29 e il 30 aprile 2017 a Velletri si è tenuta la sagra del carciofo alla matticella. Da dove trae le sue origini? Per scoprirlo dobbiamo tornare indietro nel tempo di circa cento anni come testimoniano alcuni scritti Gesuiti e gli anziani della zona. Secondo la leggenda popolare, Assuntina, figlia di un fattore, doveva cucinare per gli operai una cesta di carciofi. Mentre era impegnata a trascorrere del tempo insieme al suo amato Gliopordo, il cesto di carciofi prese fuoco lasciandoli cadere nella brace. I carciofi ormai si mostravano quasi bruciacchiati e per non incorrere alla rabbia del padre Assuntina pensò di infilare nel cuore di ognuno di essi aglio fresco, mentuccia e olio d’oliva, ingredienti indispensabili che fanno parte della storica ricetta. Ma vediamola nel dettaglio: per la pietanza vengono usate le “mammole romane” ovvero una varietà di carciofi non spinosa. Esse vengono pulite e private del gambo. Per permettere di far penetrare in tutto il carciofo il buon condimento di sale, mentuccia, aglio fresco e olio d’oliva, la sua testa viene battuta su un piano di marmo. I carciofi così preparati vanno messi tra braci ardenti ottenute dalle matticelle, fasci di tralci secchi della vite. La cottura richiede dai 50 ai 70 minuti: a seconda della grandezza del carciofo, che, appena tolto dalla brace, è pronto per essere servito in tavola spesso abbinato con del vino creato dai Veliterni per  sposarsi con il  questo ortaggio, ottenendo così accostamenti strepitosi. In conclusione la “carciofolata” resta la tradizione ufficiale di Velletri, forse la più bella e sicuramente la più buona e, anche se Assuntina fa parte solo di una leggenda, ci ha insegnato che dai piccoli inconvenienti possono nascere pietanze squisite che possono diventare tradizione di un paese.

Linda Moroni