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Attacco in Egitto ad un bus di copti: 35 morti, tra le vittime anche bambini

Nuovo attacco armato contro i cristiani copti in Egitto. Un convoglio di due autobus che trasportava i fedeli è stato assalito il 26 maggio da un commando di dieci uomini a Minya, a 250 Km a sud dal Cairo. Armati di mitragliatrici e con addosso divise militari, gli assalitori Hanno bloccato il mezzo, sono saliti a bordo e hanno aperto il fuoco sui passeggeri.

Al momento il bilancio dell’attacco è di 35 morti, secondo quanto riferito su Twitter dall’ex portavoce della chiesa copta ortodossa, Anba Ermia. Tra le vittime anche molti bambini. Ma il bilancio è in continuo aggiornamento. A seguito dell’attacco, il presidente egiziano Abdul Fattah Al Sisi ha convocato una riunione straordinaria con i vertici della sicurezza. Intanto, le forze speciali egiziane hanno bloccato tutti punti d’ingresso e di uscita da Minya, per impedire al commando di fuggire.

L’attentato è stato rivendicato il 26 maggio dall’Isis. I bus con a bordo i cristiani copti erano due: sul primo viaggiavano i bambini, mentre sul secondo c’erano a bordo donne e uomini. Insieme ai due pullman viaggiava anche un camioncino. Si dirigevano al monastero di Anba Samuel. I feriti sono stati trasportati presso l’ospedale di Maghagha, sito nella stessa provincia di Minya. Alcuni di essi sarebbero gravi. Gli assalitori sarebbero arrivati a bordo di tre auto.

Il parroco della chiesa copta San Mina a Roma, padre Antonio Gabriel, ha fornito ulteriori dettagli dell’attacco ai danni dei copti: “Hanno rubato loro soldi e oro. Hanno anche chiesto loro di rinunciare a Cristo e di diventare musulmani. Se avessero accettato li avrebbero salvati, ma i pellegrini hanno rifiutato e così sono stati uccisi. Gli hanno messo la pistola sulla testa e sul collo per ucciderli in modo diretto“. Secondo padre Gabriel a Minya ci sono ancora molte persone in pericolo di vita, ricoverate “in ospedale, in sala operatoria o in terapia intensiva“.

La risposta dell’Egitto all’attentato è arrivata nella serata del 26, quando sono stati lanciati sei raid aerei contro campi di addestramento jihadisti in Libia, nella città di Derna. La conferma è arrivata direttamente dal presidente Al Sisi in un intervento televisivo: “L’Egitto non esiterà a colpire i campi per terroristi ovunque, sia all’interno sia all’esterno del Paese“, ha promesso Al Sisi. Rivolgendosi a Trump, il presidente egiziano ha aggiunto: “avete detto che la vostra priorità è fronteggiare il terrorismo e sono fiducioso siate in grado di farlo“.

Nel pomeriggio, invece, oltre un centinaio di copti sono scesi sulle strade del governatorato di Minya, in segno di protesta dopo l’attentato.

Papa Francesco ha inviato un telegramma al presidente Al Sisi, in cui ha definito l’attacco un “atto di odio insensato“. Bergoglio ha espresso la sua solidarietà a tutte le persone colpite da questo “violento oltraggio“, in particolare per “quei bambini che hanno perso la vita“. Il portavoce della Chiesa cattolica copta, padre Rafiq Grech: “È un crimine ignobile – ha detto – perché i terroristi hanno ucciso civili innocenti, non armati, che erano diretti al monastero, in una sorta di pellegrinaggio religioso. Non stavano andando in guerra, o a uccidere, non portavano armi“. Un attacco avvenuto il giorno prima del Ramadan, un periodo in cui “è vietata la guerra mentre loro, i terroristi, hanno ucciso degli innocenti“, ha sottolineato il portavoce. L’Egitto ha ricevuto il cordoglio anche da parte di molti Paesi della comunità internazionale.

 

Sara Habilaj