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ANCORA TENSIONI DIPLOMATICHE TRA ITALIA E FRANCIA

Nella serata di venerdì 30 marzo, 4 agenti francesi sono entrati in un centro migranti gestito da una ONLUS italiana a Bardonecchia per effettuare un controllo in relazione ad un uomo nigeriano sospettato per spaccio di stupefacenti, sottoponendolo ad un esame delle urine risultato poi negativo. Secondo i gestori del centro, gli agenti erano armati e questo comportamento ha suscitato la reazione di molti politici italiani; sono state rispettate le leggi che regolano l’intervento della polizia sul suolo straniero? Questo è il primo punto della questione, non del tutto chiaro. Il ministro degli interni Minniti ha infatti sospeso gli accordi che regolano lo sconfinamento degli agenti di polizia a Bardonecchia e sono state avviate indagini con ipotesi di violenza privata e di violazione di domicilio. Secondo il ministro francese dei conti pubblici, invece, gli agenti avrebbero sospettato dell’uomo su un treno TGV in transito tra Milano e Parigi, mentre una donna del centro afferma che stava viaggiando da Parigi verso l’Italia, dunque non stava entrando in Francia. Gli agenti avrebbero ottenuto l’autorizzazione per l’intervento dallo stesso ministro francese per il campione di urine, dunque, una volta scesi alla stazione di Bardonecchia, dove si trovano i locali del centro migranti, hanno chiesto l’accesso al personale sanitario. Testimonianze affermano però che gli agenti avrebbero intimidito un medico, gli avvocati e mediatori del centro, violando il trattato Schengen, e in particolare gli accordi di Chambéry, per non aver ricevuto l’autorizzazione o per non aver avvertito la polizia italiana dello sconfinamento francese. La Farnesina inoltre sostiene, a differenza del ministro francese, che i locali del centro migranti non sono più a disposizione della polizia doganale francese, essendo occupati ormai da un’organizzazione a scopo umanitario. Molti leader politici hanno commentato l’accaduto, anche con esagerazione. Il giurista Edoardo Greppi, professore di diritto internazionale all’università di Torino, ha invitato a ridimensionare l’episodio giudicandolo meno grave di come è stato presentato, ricordando che quotidianamente a Bardonecchia e a Modane, primo comune oltre il confine francese, agenti italiani e francesi mettono in atto controlli continui ed inevitabili in un contesto di frontiera.  La Farnesina ha detto di considerare la vicenda «del tutto al di fuori della cornice della collaborazione tra Stati frontalieri».

Giuditta Romaggioli