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Agri -Cultura

In un’epoca in cui il consumismo, lo spreco e l’inquinamento dominano le fasce di età più giovani, è necessario non dimenticare le tradizionali usanze nel campo dell’agricoltura che da sempre si sono tramandate nelle varie generazioni. Con il tentativo di riaccendere l’animo dell’ecosostenibilità, è stato intervistato Giovanni Abruzzese, professore di storia e filosofia presso il liceo scientifico e linguistico Ascanio Landi di Velletri.

<<Quale motivo l’ha spinta nel settore dell’agricoltura biologica?>>

<<È iniziato tutto casualmente nel momento in cui i miei figli hanno ereditato una porzione di cinque ettari di terreno; in attesa della loro decisione sull’impiego della terra, ho voluto dedicarmi personalmente alla sua cura e mi sono così proposto di sperimentare ciò in cui ho sempre creduto, ossia coltivare secondo una linea che rispetti l’ambiente.>>

<<In cosa consiste la bio-coltivazione?>>

<<È una tecnica di lavorazione agricola che rifiuta l’utilizzo di sostanze chimiche per l’eliminazione di ogni agente patogeno che potrebbe recare danni all’intera piantagione. Il motivo per il quale è poco diffusa, è la convinzione della maggior parte degli agricoltori che un sistema di mercato prettamente biologico sia un’utopia e che non si riveli sufficiente a nutrire la società nel suo complesso. È necessario iscriversi ad un disciplinare biologico al fine di ufficializzare la purezza del campo. Successivamente intervengono enti certificatori che eseguono controlli periodici per constatare la preservazione delle qualità biologiche. >>

<<Come si può agire concretamente?>>

<<Ci sono alcuni fattori da rispettare come l’impossibilità di usare erbicidi e concimi chimici. Questi rendono un prodotto esteticamente sano ma insipido e pieno d’acqua. In alternativa si può ricorrere al buon vecchio uso delle mani, però si possono impiegare alcuni tipi di attrezzi o tecniche particolari, ma efficaci, come il pirodiserbo (consiste nel bruciare le erbe cattive tramite una fiamma). Per quanto riguarda i concimi invece vi sono numerosi metodi, ad esempio una soluzione naturale: le deiezioni animali. Un altro aspetto da valutare è il tipo di acqua impiegata; anch’essa deve essere sottoposta annualmente a rigidi controlli chimici. Inoltre è altrettanto importante considerare gli attacchi da parte di insetti e funghi. Ci sono anche in questo caso rimedi naturali quali l’introduzione nell’ecosistema di organismi che sono i predatori di quelli infestanti. Io stesso ho risolto questa complicazione liberando nel mio orto una grande quantità di coccinelle affinché si nutrissero degli organismi nocivi per le piante.>>

<<Quali sono le conseguenze economiche di questa scelta etico-agraria?>>

<<Non posso nascondere che l’ecosostenibilità richieda costi più elevati rispetto all’agricoltura chimica ma i risultati, che possono essere solo positivi, appaiono evidenti nei benefici relativi alla nostra salute. Le maggiori spese economiche derivano fondamentalmente dalla scarsa diffusione di questa tecnica, e, secondo le leggi del mercato, ciò che è presente in minor quantità ha un prezzo maggiore rispetto a quello richiesto in grande scala come, appunto, i prodotti chimici.>>

<<Quali sono state per lei le conseguenze dell’incendio verificatosi a Pomezia?>>

<<Fortunatamente il mio terreno si trova ad una distanza sufficiente che non ha permesso alla nube tossica di inquinare irrimediabilmente la mia piantagione, anche se effettivamente, le diossine sono state assorbite, se pur in minima parte. Sono in attesa di effettuare test chimici per verificare la presenza di tossine pericolose per l’ambiente e per noi stessi.>>

<<Quali sono i prodotti che cura principalmente?>>

<<Dedico tutto il tempo libero a disposizione alla mia terra, in particolare mi applico nella fruttificazione delle olive e nella successiva produzione di olio. Cospargo gli alberi con il caolino, una polvere calcarea bianca che funge da barriera contro le mosche che altrimenti nidificherebbero all’interno dei frutti. Una volta raccolte le porto immediatamente al frantoio, che rispetta anch’esso le norme dell’ecosostenibilità, e qui avviene un tipo di spremitura che non permette scambi di alcun genere con altre sostanze. L’efficacia nell’ottenere un buon olio consiste nella spremitura istantanea delle olive per evitare la loro fermentazione. Insieme a degli amici ho inoltre acquistato un macchinario per la produzione di birra; ci dilettiamo saltuariamente in questa attività che è anche un modo piacevole di trascorrere del tempo insieme. >>

<<Qual è il messaggio che vorrebbe trasmettere a tutti i lettori?>>

<<Dobbiamo sviluppare la “Cultura del sano”. È luogo comune credere che la cultura sia solo quella studiata sui libri ma in realtà questa parola significa anche conoscere tutto ciò che riteniamo di serie B o addirittura C e così via. Non esiste una classifica del sapere perché tutto è Cultura. Impegniamoci nel rendere l’ambiente e noi stessi migliori. Svegliamo la nostra mente dagli stereotipi e mettiamo sempre in dubbio ciò che ci circonda. Dobbiamo sempre ricordare che il valore della vita umana parte dal benessere fisico per poi arrivare a quello psicologico.>>

L’intervistato ha inoltre spiegato che il suo ruolo di docente di filosofia ha influito sull’approccio con questa sua passione. Troppo spesso si ritiene che i filosofi abbiano la “testa fra le nuvole”, senza pensare che l’agricoltura biologica sia, in effetti, filosofia applicata. Quindi, come meglio essere intelligenti e contemporaneamente sani, se non con l’agricoltura biologica? In fondo…Mens sana in corpore sano!

Borghi Adriano e Addessi Seila