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FEMMINICIDIO: è cambiato qualcosa?

Circa 573 milioni di vittime di femminicidio si rilevano ogni anno nel mondo e le zone più colpite sono l’Asia e l’Europa, ma non è da escludere il Sud America.

Solo nell’Europa si contano 62 milioni di donne che hanno subito violenze fisiche o sessuali, ed i paesi più violenti risultano la Germania, la Norvegia e la Danimarca. In Italia ogni anno più di 100 donne vengono uccise. La maggior parte di questi omicidi è concentrata nel Nord, in particolare la Lombardia risulta la regione più violenta. In Nord Italia si conta il 54% delle morti, la più recente delle quali è quella della diciannovenne Jessica Valentina Faoro, accoltellata a Milano. Secondo le statistiche dell’anno 2017 nel periodo 2000-2017 nel mondo sono state circa 2800 le donne uccise. Stalking, abusi sessuali, maltrattamenti, strangolamenti, sfregi con l’acido, oppure percosse fino alla morte sono i fenomeni di violenza che subiscono le donne, ancora oggi considerate evidentemente da molti come “esseri subordinati”. Il Senato ha approvato un decreto legge contro il femminicidio, il quale prevede una serie di pene specifiche per questi reati , un sostegno economico alle vittime e l’introduzione di nuovi strumenti per la protezione anche delle donne straniere. Il 6 febbraio u.s. a Roma intervenendo in una conferenza dedicata al problema il senatore del Partito democratico, Gianpiero Zuanna ha detto: “E’ bene ricordare che, grazie all’attenzione che si ha su questo tema, l’ Italia è uno dei paesi occidentali Europei che presenta il più basso tasso di femminicidi”. Riflettendo su questa frase, la prima domanda che viene da porsi è: perché dimostrarsi tanto soddisfatti di essere uno dei paesi con il tasso più basso di femminicidi e non preoccuparci piuttosto di quella ridotta percentuale di inammissibile barbarie che ancora, evidentemente, alligna nel nostro paese? L’obiettivo di civiltà è lontano ancora, anche se negli ultimi anni sembra essere cambiato qualcosa, anche grazie alle nuove leggi che tutelano di più le donne, grazie a cui sono riuscite a rompere il muro del silenzio e a denunciare gli atti disumani che hanno subito molto spesso da persone a loro care.

Jeevanjot Kaur